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Lavoro

RIFORMA PENSIONI 2015/ Dalla Corte Costituzionale 5 miliardi di buco e tante domande per i giovani

Elsa Fornero (Infophoto)Elsa Fornero (Infophoto)

I giudici, infatti, evidenziano come il meccanismo perequativo sia uno strumento di natura tecnica, che tende a garantire l’adeguatezza di cui all’art. 38 Cost. e, contemporaneamente, favorisce la salvaguardia del principio di sufficienza della retribuzione di cui all’art. 36 Cost., ben applicabile ai trattamenti di quiescenza, intesi quale retribuzione differita.

Per tale motivo, a parere della Corte, il trattamento pensionistico, riconosciuto come retribuzione differita, cui si applica il criterio di proporzionalità (art. 36, primo comma, Cost.) e il criterio di adeguatezza (art. 38, secondo comma, Cost.), non può essere oggetto di misure non omogenee e irragionevoli. Ciò a maggior ragione quando si accresce la speranza di vita e quindi aumentano le attese dei beneficiari in ordine alla esigenza di condurre un’esistenza libera e dignitosa.

Pertanto, la citata discrezionalità del legislatore trova un limite nel criterio di ragionevolezza, in relazione ai principi contenuti negli artt. 36, primo comma, e 38, secondo comma, Cost. Limiti di ragionevolezza che, secondo i Giudici, risultano superati nel dettato della norma oggetto di censura, che crea pregiudizio per il potere di acquisto del trattamento previdenziale vanificando anche le aspettative nutrite dal lavoratore.

Ora, preso atto dell’analisi svolta dalla Corte e della conseguente decisione da essa assunta, permangono comunque alcuni elementi di fondo sul quale risulta difficile non interrogarsi. Se è vero che esiste un limite alla discrezionalità del legislatore e se è altrettanto vero che tale limite si riscontra nella necessità di preservare - ragionevolmente - i principi di proporzionalità e adeguatezza tutelati dalla Carta Costituzionale, come sarà possibile tutelare in futuro tale valori, posto che i trattamenti previdenziali, causa un computo prettamente contributivo, saranno ben al di sotto di quelli ordinariamente riconosciuti sinora?

In che termini sarà possibile riconoscere la proporzionalità del trattamento previdenziale, inteso come retribuzione differita, in ordine alla quantità e qualità del lavoro prestato, quando coloro che oggi versano la contribuzione sono chiamati a far fronte anche agli squilibri che un sistema previdenziale “drogato” ha accumulato negli anni passati? In che termini si potranno costituzionalmente giustificare come “adeguati” trattamenti previdenziali che attesteranno su tassi di sostituzione ben inferiori a quelli oggi riconosciuti?

Tutte domande queste a cui dovrebbe essere data una risposta in tempi brevi: il paradosso temporale della previdenza fa sì che quarant’anni di lavoro sembrino un’eternità in termini di orizzonte di vita, ma sono niente rispetto ai tempi necessari al riequilibrio finanziario ed equitativo, di un sistema previdenziale.

Contrariamente infatti a quello che siamo portati a credere e richiamando un nota citazione, “il futuro non è più quello d’una volta”.

 

Twitter@walteranedda

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COMMENTI
01/05/2015 - Ennesima sentenza assurda (Moeller Martin)

Ennesima sentenza assurda e fuoriluogo. Una spesa pubblica non deve forse, sempre secondo costituzione, avere copertura? E chi copre questa ma soppratutto, può la consulta imporre al governo una scelta forzandone l'autonomia decisionale? E se Renzi non volesse firmare, possono dei giudici obbligarlo senza cadere nel reato di concussione? Sicuramente non in uno stato democratico, dove la libertà individuale è sacra! Ma se nonnostante tutto dovessero piegarsi a questa ennesima imposizione giudiziaria, consiglierei a Renzi un prelievo 'una tantum' volutamente brutale e a colpire le stesse fasce beneficiate da questa sentenza. La consulta ci impone sentenze non ragionate, la consulta ne subisca le conseguenze.

 
01/05/2015 - Scurdámmoce 'o ppassato, simmo 'e Napule paisá!... (Giuseppe Crippa)

Sarei quasi disponibile a lasciare allo Stato quanto mi ha “preso” nel 2012 e 2013 (tanto “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato…”) ma quando penso a come lo Stato spreca i fondi pubblici preferisco decisamente non farlo e magari destinare personalmente questi soldi ad iniziative certamente a favore di persone nel bisogno.