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RIFORMA PENSIONI 2015/ Dalla Corte Costituzionale 5 miliardi di buco e tante domande per i giovani

La riforma delle pensioni targata Fornero conteneva una norma dichiarata ora incostituzionale. WALTER ANEDDA ci spiega a quali conseguenze porta la sentenza

Elsa Fornero (Infophoto) Elsa Fornero (Infophoto)

Intaccati i diritti fondamentali connessi al rapporto previdenziale, fondati su inequivocabili parametri costituzionali della proporzionalità del trattamento di quiescenza, inteso quale retribuzione differita (art. 36, primo comma, Cost.) e dell’adeguatezza (art. 38, secondo comma, Cost.): questa, tecnicamente, la motivazione con cui la Corte Costituzionale dichiara l’illegittimità del blocco della perequazione dei trattamenti pensionistici superiori a tre volte il minimo Inps, imposto per gli anni 2012 e 2013 dalla Legge Fornero.

La sentenza 70/2015, depositata ieri, avrà immediati effetti sia sul piano finanziario (si stima in circa 5 miliardi il maggior onere per l’Inps), sia sul piano sociale con il riacutizzarsi del conflitto intergenerazionale. Ma andiamo con ordine.

L’art. 24, comma 25, del DL n. 201 del 2011, (il cosiddetto “salva Italia”) stabiliva che, per gli anni 2012 e 2013, la rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici non operasse per quelli di importo complessivo superiore a tre volte il trattamento minimo Inps. La norma, impugnata presso diverse sedi, è stata rimessa al vaglio dei Giudici costituzionali, i quali si sono pronunciati con la citata sentenza 70/2015..

È subito da evidenziare che la Corte ritiene non fondata la questione di costituzionalità per violazione degli artt. 2, 3, 23 e 53 Cost., in relazione alla presunta natura tributaria della misura. Infatti, a parere della stessa, l’azzeramento della perequazione automatica non è riconducibile a una prestazione patrimoniale di natura tributaria, mancando gli elementi indefettibili della medesima. In particolare, posto che un tributo consiste in un «prelievo coattivo che è finalizzato al concorso alle pubbliche spese ed è posto a carico di un soggetto passivo in base ad uno specifico indice di capacità contributiva», il blocco della rivalutazione dei trattamenti pensionistici, invero, non prevede un prelievo a carico del pensionato. Inoltre, la norma non è volta alla copertura della spesa pubblica, bensì determina esclusivamente un risparmio di spesa.

L’attenzione dei Giudici si posa invece sulla discrezionalità di cui gode il legislatore in relazione alla possibilità di incidere sul trattamento previdenziale, attesa la necessità di osservare il principio costituzionale di proporzionalità e adeguatezza delle pensioni. A tale scopo, la Corte, richiama un suo precedente pronunciamento che riguardava il blocco temporaneo della rivalutazione delle pensioni superiori a otto volte il trattamento minimo Inps (art. 1, comma 19, L. 24 dicembre 2007, n. 247), nel quale, pur riconoscendo la legittimità di detta norma, indirizzava un monito al legislatore, in funzione del fatto che la sospensione a tempo indeterminato del meccanismo perequativo, ovvero la reiterazione del medesimo, avrebbe compromesso gli “invalicabili” principi di ragionevolezza e proporzionalità.


COMMENTI
01/05/2015 - Ennesima sentenza assurda (Moeller Martin)

Ennesima sentenza assurda e fuoriluogo. Una spesa pubblica non deve forse, sempre secondo costituzione, avere copertura? E chi copre questa ma soppratutto, può la consulta imporre al governo una scelta forzandone l'autonomia decisionale? E se Renzi non volesse firmare, possono dei giudici obbligarlo senza cadere nel reato di concussione? Sicuramente non in uno stato democratico, dove la libertà individuale è sacra! Ma se nonnostante tutto dovessero piegarsi a questa ennesima imposizione giudiziaria, consiglierei a Renzi un prelievo 'una tantum' volutamente brutale e a colpire le stesse fasce beneficiate da questa sentenza. La consulta ci impone sentenze non ragionate, la consulta ne subisca le conseguenze.

 
01/05/2015 - Scurdámmoce 'o ppassato, simmo 'e Napule paisá!... (Giuseppe Crippa)

Sarei quasi disponibile a lasciare allo Stato quanto mi ha “preso” nel 2012 e 2013 (tanto “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato…”) ma quando penso a come lo Stato spreca i fondi pubblici preferisco decisamente non farlo e magari destinare personalmente questi soldi ad iniziative certamente a favore di persone nel bisogno.