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Lavoro

REDDITO MINIMO/ Il "modello Naspi" che può aiutare gli italiani (e i conti pubblici)

Negli ultimi giorni è tornato alla ribalta il dibattito sul reddito minimo o di cittadinanza. MASSIMO FERLINI ci spiega che modello seguire per evitare proposte populiste

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Il dibattito sul reddito di cittadinanza, o come lo si voglia chiamare, si è di colpo infiammato con la netta divisione di vedute emerse anche all'interno della Lega Nord fra Maroni e Salvini. Lasciamo perdere letture politicistiche che sottolineano solo se qualcuno vuole aprirsi al grillismo o cercare con parole d'ordine altisonanti nuovi bacini di voti per le scadenze a breve. In realtà, è un dibattito divisivo, che passa attraverso le culture presenti in tutte le forze politiche che hanno una reale base popolare, perché obbliga a misurarsi con l'introduzione nel nostro Paese di un sistema di welfare che, preso atto dei mutamenti del sistema economico produttivo, permette di rispondere a nuovi bisogni sociali con il rispetto dell'equilibrio economico.

Le forze populiste stanno proponendo di fatto e con semplicità un salario sociale. Tutti quelli che sono sotto una certa soglia di reddito devono ricevere dallo Stato un contributo di sostentamento. Visto il perdurare della crisi economica, visto che pure in presenza dei primi timidi segnali di ripresa produttiva la piena occupazione rimane un obiettivo non raggiungibile in tempi brevi, queste proposte demagogiche trovano un terreno fertile. Si incontrano inoltre con coloro che hanno teorizzato che il posto di lavoro è un diritto e che, data la sconfitta su questo terreno, si ripropongono dicendo che il diritto è al salario.

Al fondo c'è però un sistema-Paese che non ha mai affrontato il tema di che aiuto al reddito assicurare a chi ha bisogno di sostegno economico e che cosa chiedere in cambio. Non che il problema non sia stato affrontato, ma dall'estensione del concetto di invalidità alle baby pensioni, dalla distribuzione a pioggia di assegni di integrazione all'estensione a tutti della cassa integrazione straordinaria in deroga (da leggersi come deroga a un provvedimento da ritenersi già straordinario) si è operato con una distribuzione talvolta clientelare, e in altri casi senza verifiche, di sostegni diffusi permessi da periodi di assenza di vincoli alla crescita della spesa pubblica. L'effetto più evidente è dato dalla distribuzione delle pensioni erogate nel nostro Paese rispetto agli altri partner europei. Qui circa il 75% delle pensioni sono a livelli bassi e solo nel rimanente 25% si tratta di pensioni d'oro o normali. Cioè una distribuzione che fa essere il Paese con una distribuzione ingiusta e una pensione media più bassa.

Essendo il sistema pensionistico il principale fattore del welfare ci indica una strada da non perseguire. La proposta di un reddito minimo per tutti non solo si scontra coi vincoli del debito pubblico cui dobbiamo badare e non perché lo impone l'Europa, ma rende impossibile avere un sistema sostenibile oggi e anche per chi verrà dopo di noi.

Il tema è per chi è perché assicurare un reddito e come finanziarlo. Sono ovviamente esclusi da questa ipotesi gli interventi di carattere sociale, ossia quelli legati a indigenza generata da problematiche sociali cui non basta il lavoro per rimettere in moto le persone e le famiglie. Oggi si stanno riportando gli strumenti a essere coerenti con gli obiettivi per cui sono stati introdotti e ciò permetterebbe di renderli anche valutabili per la loro efficacia.