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Lavoro

Riforma pensioni 2015 / Ecco perché il rimborso da 500 euro non "salva" Renzi

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Se potessimo fare come i bambini e mettere sul tappeto di giochi posto sul pavimento tanti cubetti di Lego, quese affermazioni sarebbero più semplici perché “più visibili” e il non avere - come in ogni gioco - dei limiti, ci potrebbe aiutare a trovare, o almeno ad avvicinare, una soluzione che sembra solo contabile e finanziaria, ma in realtà è molto di più.

Iniziamo dalla linea Boeri. Definirla proposta è improprio sia perché non siamo ancora a giugno, mese previsto per la sua formalizzazione, sia perché molte voci autorevoli si riconoscono in essa. Più che “l’alternativa del diavolo” essa sembra “l’alternativa di Sherwood”, anche se alla prima ci arriveremo dopo passando pure per la seconda. È indubbio che prolungare, o - in quadro più ampio - ridefinire la solidarietà orizzontale tra pensionati sia - nel rispetto di un diritto acquisito - un percorso irrinunciabile. Che sia un percorso simbolico per l’entità del gettito come da molti segnalato, o sia un percorso allineato ad altri da intraprendere non è una quaestio poco rilevante di questi tempi, perché va a fare sommatoria nel problema “core”.

Chi decide cosa lo abbiamo visto. I diretti interessati lo hanno vissuto. A suo tempo, come sappiamo Prodi e Berlusconi intervenirono sul problema. Monti-Fornero “chiusero la saracinesca” e successivamente la rivalutazione delle pensioni ripartì con quattro scaglioni anziché i vecchi tre. Dal 2014 l’indicizzazione - spero di non essere inesatto (lo spazio per i commenti è a disposizione) - è al 100% per gli assegni fino a tre volte il minimo, al 90% per lo scaglione di pensione compreso tra tre e quattro volte il minimo, al 75% per lo scaglione tra quattro e cinque volte il minimo e al 50% per gli importi superiori a cinque volte il minimo. Per il solo 2014 era previsto il blocco dell’indicizzazione per la parte di pensione che supera le sei volte il minimo (3mila euro lordi). Il tutto s’integra con un contributo di solidarietà a gravare sulle pensioni d’oro limitato nel tempo.

Tutto ciò fa emergere il tempo come una variabile fondamentale sia nel caso si decida sulla rateazione come si ventila, sia nel caso si scelga di venire incontro a una pluralità di esigenze non solo economiche ma anche sociali. Cosa vuol dire? In primo luogo, vuol dire che si può rispettare il principio giuridico addotto dalla Consulta e lavorare “di cambio”. Il rispetto della Consulta vale per il biennio 2011-2012 oltre 3-4 miliardi. Vuol dire far crescere il potere di acquisto per l’equivalente del netto spettante per il biennio. L’esborso di questa unica tranche e il ricalcolo delle trattenute fiscale pertinenti fa diminuire l’impatto deflagrante. Lavorare “di cambio” è fare quello che fa il guidatore sapendo a cosa serva “il differenziale del cambio”. Credo che il Governo possa mutare sia la tempistica del rilascio dei rimborsi fino alla concorrenza del dovuto, sia le modalità di indicizzazione future.