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Lavoro

Riforma pensioni 2015 / Ecco perché il rimborso da 500 euro non "salva" Renzi

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Credo che modificando in modo più incisivo le indicizzazioni, riservando il livello non a un peg automatico, ma a un preciso articolo di ogni futura Legge di stabilità si possa far fronte sia al contingente, sia lavorare step by step a mantenere un equilibrio per così dire “dinamico”. Si potrebbe allora pensare che la percentuale di indicizzazione vari in misura differente al ribasso per le pensioni superiori a X volte secondo le esigenze annuali di bilancio, senza mai andare a un blocco, partendo da una griglia ridefinita.

Questa sarebbe la vera “alternativa del diavolo”: sacrificare in senso inversamente proporzionale, rallentandone l’indicizzazione, fino a minimizzarla in modo quasi prossimo allo zero, poche (in termini relativi) pensioni “più ricche”, a favore della sostenibilità di un’indicizzazione piena per la più vasta platea esistente di pensioni “meno ricche”. E probabilmente una tale soluzione sarebbe pure gradita a Zanetti e Boeri, in mancanza di una “tempesta perfetta”, come sembrava quella della Consulta.

Il tempo tuttavia non può essere solo un fattore dimensionato a livello nazionale e trascurato a livello europeo. Se come si dice a Bruxelles tirano la riga al 31 dicembre, sarebbe opportuno alzare ancora di più la valenza politica di un tempo economico così come interpretato a livello Ue. I paesi valutati al 31 dicembre non cessano, infatti, di esistere il 2 gennaio dell’anno successivo (il 1° è festa!).

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