BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

RIFORMA PENSIONI 2015/ Esodati e flessibilità, gli interventi che contano più della staffetta generazionale

Per ALBERTO BRAMBILLA, una riforma delle pensioni che introduca flessibilità è giusta, così come una settima salvaguardia per gli esodati. Diverso il discorso per la staffetta generazionale

Infophoto Infophoto

“La flessibilità in uscita è importante non solo per rimuovere alcuni elementi di rigidità del sistema previdenziale, ma anche per favorire l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro, in questi anni oggettivamente limitato anche dall’allungamento dell’età pensionabile”. A sottolinearlo è stato il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, in un’intervista a Il Corriere della Sera. Il responsabile del dicastero del Welfare ha aggiunto che “sono le stesse aziende che ci richiedono questa sorta di staffetta generazionale. Quanto alle proposte ne parleremo a settembre con la legge di Stabilità, in base alle risorse disponibili”. Abbiamo chiesto un commento ad Alberto Brambilla, esperto di previdenza ed ex sottosegretario al Welfare dal 2001 al 2005.

Ritiene che sia giusto tornare a parlare di flessibilità?

La legge Fornero ha oggettivamente creato delle rigidità in uscita abbastanza problematiche, perché indicizza l’età anagrafica della pensione alla speranza di vita e a ciò aggiunge l’indicizzazione dell’età contributiva. In questo modo occupa entrambi i canali che permetterebbero l’uscita di una persona dal mondo del lavoro. La legge Fornero alza inoltre l’età pensionabile a 67 anni e richiede un’anzianità contributiva abbastanza elevata, creando così un blocco piuttosto vistoso. Un po’ più di flessibilità è quindi necessaria, ciò che occorre però è che sia sostenibile.

Tra le tante proposte sul tavolo, lei per quale propende?

Quella avanzata dall’onorevole Cesare Damiano e dal sottosegretario Pier Paolo Baretta è tutto sommato una soluzione praticabile, ben congegnata e che può rimettere in moto il mercato. L’idea è quella di prevedere penalizzazioni o vantaggi a seconda che uno si ritiri dal lavoro prima o dopo dei 67 anni. La proposta può essere abbinata a un piano per rendere la terza età più fattiva.

Che cosa ne pensa invece dell’idea della staffetta generazionale per favorire l’occupazione tra i giovani?

Non penso che sia questo il vero tema. La questione è rendere possibili le opportunità per la creazione di posti di lavoro. Il nostro tasso di occupazione è all’ultimo posto tra i Paesi Eurostat dopo la Grecia e Cipro, sia in termini globali sia come percentuale femminile sia come over 55. Non possiamo quindi pensare di ridurre ulteriormente il numero di anziani che lavorano, ma occorre favorire l’occupazione con una politica industriale.

Da dove è possibile cominciare?