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Lavoro

IDEE/ Dalla scuola alla pensione, il Jobs Act "targato" Matteo

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L'aver avuto per tutto il suo tempo lavorativo il codice welfare insieme a quello fiscale ha garantito Matteo da buchi e irregolarità nei suoi versamenti previdenziali. La possibilità di effettuare i controlli incrociati ha funzionato come deterrente nei confronti di aziende furbette. Resta il problema della ricongiunzione, cumulabilità o conversione se ha passato periodi diversi anche all'estero, ma questo è superabile. È bastata una norma di un solo articolo e tutto il sistema contributivo di Matteo, ha ricompreso su di sé anche i decimi e le rivalutazioni che tempo addietro sembravano essere finite chissà dove. Ma soprattutto, grazie a un'informativa continua e verificabile inserendo i suoi dati sul portale Inps, ha chiesto subito il riscatto della sua laurea al primo impiego di panettiere o di contabile, così come ha beneficiato di ricongiunzioni a identico valore.

Bene! Se invece è stato esodato perché la sua azienda ha firmato con i sindacati il suo percorso a scivolo verso la pensione, le condizioni rese possibili dalla nuova flessibilità gli permettono di andare in pensione dopo 60 giorni, o al massimo dopo 90 giorni previa una retribuzione sociale pari a tre volte il minimo della sua pensione futura. L'azienda invece di versargli da una parte contributi e dall'altra una retribuzione di sostegno attualizzata della sua futura pensione a 5 anni più tardi, complice il ricalcolo dei contributi fatto dall'Inps con le nuove norme sulla contribuzione volontaria, ha versato un montante di contributi adeguato. Ciò permette a Matteo di andare in pensione con la minor perdita possibile sull'assegno di pensione anticipata, all'azienda di risparmiare e di godere dei vantaggi fiscali previsti dal Governo in carico per lo Youth switch, assumendo al posto di Matteo un nuovo giovane.

È chiaro che in un sistema così è la "non furbizia" il comportamento premiante per le aziende dopo decenni passate a minacciare l'applicazioni di una legge come la 223 per indurre ad accettare gli esodi volontari dopo una dichiarazione di stato se non di crisi, di prossimo alla crisi. Che tempi quelli di oggi, dove una diminuzione di utile fa andare in crisi se non in tilt la direzione generale di un'azienda e gridare "Al fuoco al fuoco" quando basterebbe segnalare agli Uffici Provinciali del Lavoro la verità. È per evitare guasti peggiori che un riposizionamento o una riconversione strutturalmente basati sulla riduzione del costo del lavoro sono vie preliminari per continuare a lavorare. E non si tratta invece di una manovra di basso cabotaggio per mantenere inalterato il margine reddituale della proprietà a scapito dei lavoratori e delle loro famiglie…tanto poi c'è un'Agenzia Regionale del Lavoro che funziona.

Un'ultima considerazione per la nostra classe dirigente: il lavoro vero è quello che si crea, quello artificiale è invece quello statisticamente valido solo grazie alla cosiddetta solidarietà generazionale. Un bravo Governo è quello che crea i presupposti e gestisce le leve perché ci sia lavoro, perché vengano create imprese, siano mantenute ed ampliate e perché no anche chiuse, riaperte e trasformate. E un bravo Matteo è quello che il suo lavoro se lo sa tenere a lungo, se lo sa fare bene. 

 

(2- continua)

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