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RIFORMA PENSIONI 2015 / Brambilla: "La Consulta potrebbe bocciare anche il contributo di solidarietà introdotto dal governo Letta

Il Governo discute sul rimborso da elargire ai 6 milioni di pensionati. Si pensa ad un prelievo sotto forma di contributo di solidarietà, per chi percepisce più di 5 mila euro lordi al mese

Pier Carlo Padoan (Infophoto2) Pier Carlo Padoan (Infophoto2)

Nuovo allarme sui conti pubblici italiani, che rischiano un ulteriore affossamento e la totale erosione delle risorse a disposizione per una possibile riforma delle pensioni: dopo aver bocciato la norma, introdotta dal Governo Monti, sul blocco della rivalutazione delle pensioni superiori ai 1.500 euro, la Consulta potrebbe dichiarare incostituzionale anche il contributo di solidarietà, introdotto sulle pensioni d'oro dal Governo Letta. L'allarme è stato lanciato da Alberto Brambilla, ex sottosegretario al Welfare del Governo Berlusconi, intervistato dal quotidiano "Repubblica". Brambilla, docente di Gestione delle forme previdenziali pubbliche e complementari all'Università Cattolica, ha ricordato che in autunno la Corte Costituzionale dovrà decidere sulla norma e che un'eventuale bocciatura potrebbe ulteriormente penalizzare i conti pubblici. 

La sentenza della Consulta con la quale è stato bocciato il blocco delle rivalutazioni delle pensioni inserito dal Governo Monti nel 2011 all’interno della Riforma Fornero, ha indubbiamente messo in grande difficoltà l’Esecutivo presieduto dal Premier Matteo Renzi, chiamato a reperire importanti risorse per far fronte al rimborso. Secondo le ultime stime, ai quasi 6 milioni di pensionati che in base alle sentenza avrebbero diritto al rimborso, il Governo dovrebbe reperire circa 14,5 miliardi di euro.

Tuttavia, negli ultimi giorni si sta lavorando per trovare modalità di rimborso che possano rendere meno gravosa la situazione. Inizialmente si era pensato ai titoli di stato da concedere ai pensionati mentre nelle ultime ore si fa largo l’ipotesi del cosiddetto contributo di solidarietà ed ossia un prelievo aggiuntivo da applicare a quanti percepiscono oltre 5 mila euro lordi al mese di pensione. Al momento non sono state prese decisioni (con tutta probabilità l’annuncio verrà dato soltanto dopo le elezioni amministrative di questo mese di maggio) tant’è che nella Maggioranza si discute su dove andare a reperire le risorse.

Facendo due calcoli, è chiaro che il cosiddetto tesoretto da 1,6 miliardi di euro indicato nel DEF è svanito e che anche nel caso si volesse andare ad intaccare il deficit, il massimo importo che si potrebbe ricavare senza sforare il tetto del 3% è di soli 8 miliardi di euro. C’è comunque da sottolineare come il Ministro Padoan abbia chiarito che non c’è la volontà di andare in tal senso per cui appare probabile che si vada a pescare nello stesso sistema pensionistico con modalità ancora da decidere. Nel frattempo, l’Inps sulla falsa riga di quanto sta facendo il Governo, prende tempo in caso di richieste di chiarimenti e rimborsi da parte dei cittadini.

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