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Lavoro

RIFORMA PENSIONI 2015/ La flessibilità senza penalizzazioni (e senza oneri per lo Stato)

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Cosa accade in altri contesti/settori dove sono presenti o meno altri strumenti? La proposta Giovannini è una via, ma anche gli accordi contrattuali possono prevedere un'area previdenziale alimentata dalle dinamiche retributive e da quelle della produttività. In entrambi i casi lavorare alla riforma della riforma Fornero significa aprire due spazi di manovra correlati tra i quali la ricerca del punto di equilibrio non è cosa impossibile, anzi.

2) Si è detto che ogni proposta debba prevedere un taglio dell'assegno. Commento: perché un taglio e non invece un versamento supplementare? Un taglio piccolo che sia come quello della Damiano/ Baretta o della Quota 100 Damiano, o grande come quello previsto dal ricalcolo contributivo della "scuola Boeri" confermano che in ogni caso si tratta di due aspetti che penalizzano i percettori e in misura variabile il loro potere di acquisto scaricandolo come onere sulle casse dello Stato (eh sì, anche questa è macroeconomia!). 

Altro commento: chi l'ha detto che si debba sempre e solo essere penalizzati e in parallelo accusati di esporre - progressivamente - a un rischio inversamente proporzionale (minore è la penalizzazione, maggiore è l'onere pubblico) l'equilibrio finanziario acquisito dalle proiezioni? La critica a quest'ottica è duplice. Da una parte, non si ha veramente compreso il "core" del problema. Infatti, la flessibilità per funzionare, anche in proiezione, richiede volontarietà come principio generale. E su questo il contributivo è fortemente contestualizzato perché "lavora" in senso pro attivo e può favorire la riducibilità dell'esposizione personale alle crisi. Vedi caso esodati e le loro cifre, pari a quelle citate da Boeri come cifre stimate (e non previste) a regime. Dall'altra, se lo si è compreso, il "core", allora l'ottica risultante è strabica. 

3) La flessibilità in uscita e quindi la pensione anticipata è vero che costa. Commento: ma da che lato? Quanto veramente costa se il calcolo contributivo non è un ricalcolo con direzione retroattiva ma è il "calcolo futuro per"? Non potrebbe supportare l'esempio del meccanismo del riscatto dei corsi di laurea traslato in termini contributivi pieni? Forse questi non appartengono a questo pianeta Terra? Perché e secondo quale principio, economico, statistico, attuariale, finanziario, ecc. il calcolo contributivo non può e non deve consistere nella determinazione da parte dell'Inps del montante dei contributi richiesti come versamento per uscire anticipatamente? Perché l'Inps non può proporre al Governo come materia di riflessione il fatto che per la pensione anticipata possano esistere montanti diversi fissati per soglie correlate all'età da raggiungere versando i contributi richiesti, conoscendo in parallelo l'importo della pensione che si prenderà? Oppure, se si vuole un montante totalizzato e correlato all'obiettivo assoluto dei soli 42 anni di contributi, se questi o altri anche inferiori vengano fissati e chiesti dal Governo?


COMMENTI
13/06/2015 - aspettativa di vita e tasse sulle pensioni (marco falini)

Buongiorno, sono a ripetere concetti gia' espressi in commenti ad altri post, in quanto non trovo nel suo articolo riferimenti a quanto da me denunciato: 1. L'allungamento della vita nei termini cui si vuole far credere, ed addirittura determinato in anticipo, e' una clamorosa, evidente balla. Bisognerebbe andare nei registri comunali, vedere i decessi del 2014 e fare la media dell'eta' dei deceduti. NON SI FA, ma si applica l'aspettativa di vita media dalla nascita di un bambino di ora che se sopravvive al primo anno, potrebbe campare forse, chissa' sperabilmente..tot anni...(?). Qusta e' gia' una truffa clamorosa, l'eta' media dei decessi ritengo sia molto piu' bassa. 2. Se consideriamo Stato e Inps un tutt'uno, osserviamo che i contributi pagati da chi lavora e che entrano annualmente all'inps sono NETTI, invece le pensioni erogate ai fortunati in pensione sono LORDE, cioe' ci pagano le tasse sopra. Nel 2012 i pensionati hanno pagato oltre 60 miliardi di tasse sulle loro pensioni. Cio' ed anche altro, ha fatto si che per es. nel 2012 il saldo attivo tra versamenti contributi ricevuti dallo Stato e pensioni NETTE erogate dall'Inps, e' stato positivo per lo Stato di 25 miliardi. Quindi il sistema era perfettamente sostenibile gia' con il retributivo, anche se dentro c'erano le baby pensioni, di anzianita', quelle rivalutate per l'innalzamento dello stipendio all'ultimo ecc.ecc.