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SINDACATI E POLITICA/ La "nuova Pomigliano" che unisce Renzi e Marchionne

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Chi tuttavia vede nel caso Fiat l’inizio della contrattazione aziendale, vede una realtà molto parziale: al secondo livello si contratta da sempre, le deroghe ai contratti nazionali ci sono da sempre. I supporter della contrattazione aziendale a ogni costo dovrebbero spiegare quali margini di crescita questa ha in un sistema produttivo in cui il 98% è Pmi. Teniamo conto che a un grosso segmento del mercato il Ccnl continuerà a essere molto utile - anche perché molte imprese non sono sindacalizzate e non hanno nessuna voglia di esserlo - e, soprattutto, che per contrattare aziendalmente bisogna essere pronti e capaci di far crescere produttività e redditività.

In sintesi: il grande passaggio che il caso Fiat segna, più che di natura derogatoria, è in materia di rappresentanza e di esigibilità dei contratti. I protagonisti sanno bene che per rendere i contratti esigibili occorre dare regole chiare alla rappresentanza e fare in modo che possa essere esercitato un potere sanzionatorio su chi non rispetta accordi. Per questo Confindustria, Cgil, Cisl e Uil stanno dando seguito attuativo all’intesa sulla rappresentanza del gennaio 2014, che tuttavia non è stata estesa alle altre parti datoriali.

Ecco perché la questione dell’esigibilità dei contratti è finita all’interno dell’agenda politica: sul salario minimo il governo è meno deciso, ma sulla rappresentanza Renzi, come Marchionne, lo è molto.

 

In collaborazione con www.think-in.it

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