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IDEE/ Le "buone pratiche" che aiutano le donne al lavoro

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Si sono estese le tutele di maternità a tutti i contratti e si è operato per una reale parità di opportunità sia per le madri che per i padri. Si è però agito anche sulla possibilità di scegliere periodi di aspettativa e optare per un passaggio temporaneo a un part-time conciliativo con le esigenze di organizzare diversamente i tempi di vita e di lavoro. 

La problematica della conciliazione fra famiglia e lavoro non riguarda solo i periodi di occupazione. Anche nei servizi al lavoro, nelle fasi di ricollocazione, si dovrà tenere conto delle esigenze poste dalla fase della maternità e più in generale delle problematiche famigliari. Se non vogliamo che periodi di disoccupazione penalizzino doppiamente le donne bisogna prevedere che la partecipazione a programmi di politiche attive, siano essi lavori di utilità sociale o percorsi di adeguamento formativo, prevedano il servizio di sostegno nel caso di donne con bambini in età prescolare e orari di partecipazione rispettosi delle esigenze famigliari.

Nei territori regionali dove si è già sperimentato un modello di politiche attive sono state attivate esperienze in questo senso. Si tratta di promuovere le best practices che ne sono derivate in termini di voucher per acquisire servizi assistenza all'infanzia o di organizzazione di reti di servizi a sostengo dell'occupabilità femminile.

Anche nelle imprese si sono sviluppate esperienze importanti di conciliazione famiglia-lavoro. Alcune hanno previsto il nido nei nuovi insediamenti produttivi e forniscono opportunità di servizi utili per la famiglia. Il caso del "maggiordomo" aziendale è esemplificativo. In alcuni casi l'azienda ha messo a disposizione un servizio cui rivolgersi per tutti quei servizi che per essere sbrigati obbligavano a richiedere permessi di assenze o ferie. Dalla prenotazione di visite mediche al pagamento di bollette, dal ritiro di documenti ai piccoli lavori casalinghi, l'azienda ha organizzato un servizio di assistenza che permetteva ai lavoratori di ottenere quanto serviva senza assentarsi dal lavoro.

La sfida che così si apre per i nostri servizi al lavoro, ma anche per le organizzazioni di rappresentanza, è come estendere a tutti i territori queste opportunità. Come si sa il nostro sistema produttivo è caratterizzato da aziende di piccola dimensione. Non potrà quindi essere la singola azienda a promuovere servizi di questo tipo. Vi è la necessità di fare reti territoriali per far crescere un nuovo welfare di comunità. È una sfida affascinante per chi ritiene si possa continuamente operare per migliorare le condizioni di vita e di lavoro di tutti. 

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