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Lavoro

IDEE/ Le "buone pratiche" che aiutano le donne al lavoro

Il tema della conciliazione tra lavoro e famiglia è stato per troppo tempo ritenuto risolvibile con gli asili nido. Occorre fare di più, ricorda MASSIMO FERLINI

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Con un'intervista in cui soprattutto parla della nascita dei suoi due gemelli (felicitazioni Ministro!), Beatrice Lorenzin ha spiegato anche come, da neomamma, tornerà all'impegno quotidiano al ministero. Il supporto essenziale lo troverà nel nido che già è in funzione presso il suo dicastero. Il servizio nido è stato reso possibile da una scelta di contribuzione che coinvolge tutti i dipendenti ed è un sostegno reale per coloro che hanno figli in età prescolare. 

Il tema di come conciliare il lavoro femminile con i tempi della famiglia, in particolare nel periodo di maternità, si pone da tempo. Va bene avere esteso la possibilità di permessi sia al padre che alla madre, ma è evidente che non si tratta solo di interventi di parità ciò di cui ha bisogno il mercato del lavoro. Come più volte ricordato, il tasso di occupazione femminile italiano è particolarmente basso. Si avvicina all'obiettivo europeo del 60% solo in poche zone di Emilia Romagna e Lombardia. Nel Sud resta abbondantemente sotto il 50% e fa emergere uno degli squilibri strutturali più radicati. 

La curva di partecipazione delle donne al mercato del lavoro registra inoltre un'interruzione che coincide con il periodo di età più fertile. Vi è perciò ancora un numero significativo di donne che inizia a lavorare e interrompe la partecipazione al mercato del lavoro durante la maternità per poi, dopo 5 anni, tornare a essere in cerca di occupazione. Ciò pesa ovviamente sul percorso professionale di chi compie questa scelta e ha un costo anche per la società nel suo complesso per la perdita del contributo di capitale umano che ne è la conseguenza.

In genere si pensa di relegare la risposta solo in termini di servizi sociali. Più nidi è stata per lungo tempo la richiesta che avrebbe dovuto rispondere alle esigenze delle donne lavoratrici. Se guardiamo però alla realtà dei paesi che hanno un alto tasso di occupazione femminile vediamo che non sono solo i servizi all'infanzia la risposta. I nidi sono essenziali, se realizzati nelle stesse zone del luogo di lavoro permettono anche una migliore conciliazione degli orari, ma sono solo parte della risposta. In generale, in quei paesi vi è un insieme di opportunità per il periodo di nascita dei figli e per la durata della prima infanzia che riguardano la possibilità di mantenere il posto di lavoro rendendo più flessibili orari e partecipazione lavorativa. Il perno è la possibilità di finire, senza penalizzazioni, a tempi parziali che permettano di organizzare diversamente la propria gestione dei tempi di vita e di lavoro.

La possibilità di prendere periodi di aspettativa, parzialmente retribuita o non retribuita, mantenendo però il rapporto lavorativo concilia inoltre la permanenza in attività anche in periodi in cui prevalgono le esigenze famigliari. È perciò da valutare positivamente l'impegno con cui nel Jobs Act (ultimo decreto) si è affrontato decisamente un tema per troppo tempo solamente evocato.