BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

JOBS ACT/ Ichino: i passi in avanti (e quelli mancanti) del lavoro in Italia

Pietro Ichino (Infophoto) Pietro Ichino (Infophoto)

A dire il vero mi sembra che tra i due testi ci sia una corrispondenza piena. Del resto, è noto che la legge, pur varata dopo la sua morte, è stata scritta da lui per nove decimi.

 

Jobs Act: quali i passi in avanti più importanti?

Il più importante è costituito dal passaggio molto netto da un regime incentrato sul principio della job property a un regime incentrato su di una liability rule, cioè sull'indennizzo del lavoratore che perde il posto, e sulla protezione della sicurezza della persona nel mercato del lavoro, con un trattamento di disoccupazione veramente universale e finalmente di livello europeo, sia per l'entità che per la durata. Ma è importante anche l'aggiornamento delle norme sul part-time, con la legittimazione delle cosiddette clausole elastiche; e la riscrittura di due norme-chiave dello Statuto dei lavoratori del 1970: quella sul mutamento di mansioni e quella sulle apparecchiature di controllo a distanza. Occorre infine menzionare, per la sua importanza sul piano tecnico, la nuova disciplina delle collaborazioni autonome continuative; ma questa credo che produrrà effetti pratici limitati.

 

Perché limitati?

D'ora in poi sarà impossibile vedere assurdità come il magazziniere a partita Iva, o la segretaria d'ufficio autonoma, alla quale viene rinnovato di anno in anno il "progetto" per simulare il rispetto della legge. Questo, indubbiamente, sarà un risultato notevole. Però la norma prevede numerose possibilità di deroga. Sta di fatto, comunque, che dalla legge Biagi in poi le collaborazioni autonome continuative sono andate riducendosi notevolmente. Ora la vera partita si gioca fra contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato e a termine.

 

L'Agenzia nazionale del lavoro non rischia di fermare esperienze regionali virtuose?

C'è questo rischio e dobbiamo assolutamente evitarlo. All'Anpal devono essere assegnati compiti di fissazione di standard di efficacia dei servizi regionali, controllo del rispetto di questi standard e surrogazione alle Regioni che non riescono a rispettarli. Ma occorre anche chiedersi che senso abbia istituire oggi un ente pubblico, definendone minuziosamente l'organigramma, mentre è in corso l'iter parlamentare di una riforma con la quale si intende modificare profondamente la ripartizione costituzionale delle competenze su questa materia tra Stato e Regioni.

 

Nel primo capitolo del suo libro lei indica e commenta la tendenza di alcuni giudici del lavoro a porsi in contrasto con la volontà del legislatore. Ci dice qui in sintesi a che cosa si riferisce?

Non mi riferisco solo ai giudici del lavoro. Mentre era ancora in corso in Parlamento l'iter della seconda legge Fornero, quella dedicata al mercato del lavoro, nella primavera del 2012 si tenne un congresso dell'Associazione italiana di diritto del lavoro e della sicurezza sociale nel quale le due relazioni introduttive e la maggior parte degli interventi erano dedicati a elaborare gli schemi di ragionamento idonei al fine di disapplicare le nuove norme in materia di licenziamenti e continuare ad applicare l'articolo 18 sostanzialmente come si era fatto fino a quel momento. Questo atteggiamento si ritrova, effettivamente, in diverse sentenze di questi ultimi tre anni, delle quali nel libro indico le più significative, mostrando come raggiungano l'effetto di una sostanziale disapplicazione della nuova norma. È anche per questo che si è reso necessario tornare su questa materia, con una norma che lasci lo spazio minore possibile alla discrezionalità del giudice: perché molti magistrati sono convinti, contro l'opinione già espressa in modo chiarissimo dalla Corte costituzionale, che non ci possa essere un ordinamento del lavoro degno di questo nome al di fuori del regime di job property.

 

Cosa resta da fare per completare il percorso di riforma del lavoro in Italia?


COMMENTI
26/06/2015 - Strani concetti di universo (Gabriel Pinto)

Ichino sembra rimasto agli annunci precedenti al jobs act, nonostante l'abbia scritta lui quella legge. In Italia chi non ha mai avuto un lavoro, chi è un lavoratore autonomo, chi non ha mai avuto nessuno stralcio di contratto, nonostante abbia lavorato, continua a non poter percepire NEANCHE UN EURO di sussidio e l'"allineameanto", dove c'e stato (mini aspi) è stato al ribasso. Eppure il delirante Ichino ha il coraggio di affermare che la porcata del jobs act ha portato ad un ""trattamento di disoccupazione veramente universale (...) di livello europeo".

 
26/06/2015 - Precari e senza diritti a tempo indeterminato (Gabriel Pinto)

Li continua a chiamare contratti a tempo indeterminato, facendo finta si tratti sempre della stessa cosa, quando a causa di questi stravolgimenti, ironia della sorte oggi si hanno più garanzie e diritti con un contratto a tempo determinato, andrà a finire che quando se ne accorgeranno pure le aziende, cancelleranno anche questo, cosicchè saremo finalmente tutti precari,senza diritti, e a tempo indeterminato.

 
26/06/2015 - Nuovi posti di lavoro (Gabriel Pinto)

Il jobs act sta riducendo la disoccupazione ? Con gli incentivi hanno DIMEZZATO il costo del lavoro per le imprese, permettendogli di assumere (o magari semplicemente regolarizzare) ed avere oltre gli sgravi sul cuneo fiscale, ulteriori bonus se assumono giovani (garanzia giovani), avendo anche il diritto di poter licenziare ingiustamente questi, ad un prezzo che dopo pochi hanni, è addirittura inferiore ai bonus ricevuti. ma de che stamo a parlà ? sono questi gli standard europei ? un bambino di 5 anni fà BOLLE di sapone migliori delle vostre.

 
26/06/2015 - LIEability (Gabriel Pinto)

La storiella del passaggio da un sistema di job property ad un liability rule...qui il delirio è ancora più grande, come se l'unica funzione della reintegra era quella del mantenimento "fisico" del posto. Piuttosto il grande risultato per le aziende è stato quello del crollo del prezzo da pagare per licenziare senza giustificato motivo, con certezza delle conseguenze, dimezzando la "liability" del datore di lavoro. Che tradotto in italiano si dice "picconamento" della forza dei lavoratori con licenziamenti a buon mercato, altro che cambio di regime.