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Riforma pensioni 2015/ L’Inps pronta a erogare il “bonus”. Ci sarà anche per gli eredi

Riforma pensioni 2015, la Spi Cgil mette in guardia da possibili truffe messe in atto da chi garantisce ai pensionati il rimborso integrale proponendo ricorso. 

Inps (Infophoto2) Inps (Infophoto2)

L’Inps conferma: il 1° agosto arriverà il “bonus” spettante dopo il decreto del Governo (ancora al vaglio del Parlamento) per far fronte alla mancata indicizzazione delle pensioni. Non arriverà a tutti e c’è da dire anche che alcuni pensionati potranno anche storcere il naso di fronte alla differenza tra quanto in realtà gli spetta e quanto effettivamente incasserà. Le soglie e gli importi sono noti da tempi e l’Inps ricorda che non ci sarà da presentare alcuna domanda per ottenere il “bonus”. Ma aggiunge che anche gli eredi dei pensionati nel frattempo deceduti potranno richiedere quel che gli spetta: in questo caso quindi la domanda agli uffici Inps va presentata.

In tema di pensioni, l’Istat ha diffuso oggi dei dati interessanti, seppur relativi al 2013. Risulta infatti che in Italia il 56,3% delle pensioni ha come beneficiario una donna e il genere femminile rappresenta anche più della metà (52,9%) dei pensionati. Tuttavia, esse ricevono solo il 44,2% dei 273 miliardi di pensioni erogati. In buona sostanza ci sono più pensionati donne che uomini, ma ricevono assegni più bassi, anche perché magari non è stato per loro semplice riuscire ad avere una vita contributiva lineare. Basti pensare che oltre la metà delle donne (50,5%) riceve meno di mille euro al mese, contro un terzo (31%) degli uomini. Un aspetto di cui andrà sicuramente tenuto conto nel formulare la riforma delle pensioni annunciata dal Governo Renzi.

In vista dell’annunciata riforma delle pensioni da parte del Governo, può essere forse utile dare un’occhiata ai dati diffusi oggi dall’Istat, seppur riferiti al 2013. Risulta infatti che circa il 28% dei pensionati risiede al nord-ovest, mentre la quota si attesta intorno al 20% nelle altre ripartizioni e scende al 10% nelle Isole. Ciò nonostante, l'incidenza della spesa pensionistica sul Pil è massima nelle Isole (21,6%) e nelle regioni del Sud (20,9%), mentre scende al 15,2% in quelle del Nord-est e al 15,1% in quelle del Nord-ovest. L’Istat evidenzia anche che i pensionati che guadagnano di più risiedono nel Lazio (19.549 euro), mentre quelli che guadagnano meno in Basilicata (14.226 euro).

Enrica Laterza, Presidente di coordinamento delle sezioni riunite in sede di controllo della Corte dei Conti, lancia un allarme sulla pressione fiscale in Italia: “la prospettiva che resti sull’attuale elevato livello appare difficilmente tollerabile”. Tuttavia, Laterza tocca anche indirettamente il tema delle pensioni, spiegando che la rigidità della componente pensionistica della spesa pubblica pesa sulla spending review, strumento individuato proprio per cercare di contribuire alla diminuzione. Se ne potrebbe quindi dedurre che le tasse in Italia non scendono anche per via delle pensioni da pagare.

La tassazione sui rendimenti dei fondi pensione potrebbe essere un problema. Lo evidenzia Luigi Di Falco, responsabile Servizio Vita e Welfare dell’Ania, che davanti alla commissione bicamerale sul controllo degli enti gestori di forme previdenziali ha evidenziato come l’aumento dell’imposta varato con l’ultima Legge di stabilità ha ottenuto effetti controproducenti. Per questo occorrerebbe anche semplificare le norme fiscali, dato che il livello raggiunto dai flussi contributivi “appare insufficiente a costituire in prospettiva pensioni adeguate”.

Oggi, 25 giugno 2015, il dl pensioni approda alla Camera dei Deputati. Previste proteste da parte delle opposizioni, che da più parti hanno sottolineato la mancata applicazione della sentenza della Consulta, che ha dichiarato incostituzionale il blocco delle indicizzazioni (introdotto, a partire dal 2011, dal Governo Monti con il decreto Salva Italia). Il dl pensioni, per come è stato formulato, prevede un rimborso, solo parziale, e progressivo, destinato soprattutto alle fasce più basse, con percentuali di rimborso differenziate a seconda degli anni e della fascia di reddito di appartenenza. Nessun rimborso previsto per i pensionati che percepiscono un assegno superiore alle 6 volte il minimo, per cui il governo ha confermato il blocco della perequazione. 

In Parlamento si sta votando il dl pensioni, con cui il governo garantirà ai pensionati un rimborso, ad agosto, compensando, solo parzialmente, gli importi non percepiti dal 2011 a causa del blocco delle indicizzazioni che ha colpito le pensioni superiori a 3 volte il minimo, dichiarato incostituzionale dalla Consulta. Il provvedimento ha provocato le proteste dei sindacati, che chiedevano al Governo uno sforzo maggiore ma gli stessi sindacati, attualmente, mettono in guardia i pensionati da possibili truffe, attuate con vari mezzi, tra cui sms, promettendo l'ottenimento del rimborso integrale tramite ricorso. Il segretario dello Spi Cgil di Treviso, Paolino Barbiero, ha messo in guardia i pensionati "da chi promette loro miracoli e cifre mirabolanti perché i truffatori sono in agguato”. Barbiero ha invitato i pensionati ad aspettare l'approvazione del decreto prima di valutare la fattibilità dei ricorsi ed evitare il sostenimento di spese elevate, che finirebbero per arricchire solo gli avvocati o i sedicenti personaggi che stanno inviando questo tipo di sms.  

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