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RIFORMA PENSIONI 2015: "L'equivoco" sulla flessibilità proposta da Damiano

Cesare Damiano (Infophoto) Cesare Damiano (Infophoto)

I pensionamenti non hanno mai creato posti di lavoro, non hanno mai, sui macronumeri, aiutato il rilancio occupazionale. Al limite sono serviti a tagliare i costi delle aziende, hanno permesso ricambi marginali legati soprattutto a nuove mansioni, alla rifocalizzazione del capitale umano a disposizione delle imprese. Un giovane non sostituisce mai, di norma, un pensionato, ma viene assunto per fare spesso altro da quello della persona che va in pensione. Il problema quindi non è il cambio alla pari tra pensionandi e giovani, ma convincere le aziende a riformarsi, e a farlo in fretta.

La controprova? In Lombardia sono stati firmati da Confindustria e Regione delle intese chiamate "patti generazionali": un lavoratore anziano sarebbe andato in part-time nell'ultima parte della sua vita lavorativa, un giovane sarebbe stato assunto, e la Regione avrebbe coperto con un contributo le differenze pensionistiche, evitando che ci fossero perdite economiche per chi aderiva a tale accordo. I risultati sono stati, fin qui, miserrimi. Pochissime persone hanno aderito, pochissime aziende si sono fatte avanti. Eppure i fondi a sostegno non sono mai mancati.

Perché allora tale flop? Perché il problema non è la sostituzione di un giovane con un anziano, ma lo sono la qualità del pensiero del singolo lavoratore, i suoi desideri, la forza con cui egli si aggrappa, sovente, al suo posto, sentito assai più come un bene individuale, un punto decisivo per la propria vita, che non come un peso. Certo, si afferma di voler andar via, di voler lasciare l'ufficio, la fabbrica, il magazzino, l'aula o il reparto ospedaliero. Ma sovente si tratta di un desiderio di fuga dalla fatica immediata più che di un fatto reale. Non sempre, certo, non sempre: ma è bene non confondere le affermazioni general generiche con le posizioni umane dei singoli.

Ed è da queste che, infatti, bisogna partire. Dal desiderio della singola persona e dal rapporto che essa, ed essa sola, ha, sente di avere, con il proprio lavoro. Il nodo del problema si nasconde in questo nesso così intimo, personale, un filo sottile ma resistentissimo, tanto lontano e distante dalle chiacchiere da bar, dalle affermazioni che si devono fare davanti al mondo, pena correre il rischio di passare per aziendalisti, o, peggio, per crumiri assatanati di lavoro.

La flessibilità in uscita riguarda, ripetiamo, il desiderio del singolo, lo sguardo con cui egli sta davanti al proprio lavoro e alla propria vita, la coscienza che lo guida quotidianamente quando si trova in azienda o in ufficio. Per questo bisogna lasciargli la flessibilità di uscire o di stare ancora in produzione. Perché è un fatto di libertà e non un fatto economico. 

Una tale scelta nasce però, anzitutto, da una visione della persona che ne fa non un homo oeconomicus, bensì un essere autonomo, libero e responsabile. Questo a nostro avviso non ha capito Damiano, mentre chi ha dimostrato di averlo ben chiaro è stata Anna Maria Furlan, la quale ha detto di sì alla proposta, ponendosi peraltro nella linea del suo sindacato che ha sempre giustificato questa proposta a partire dal bisogno di lasciare ognuno libero di decidere del proprio destino. Ma lei, non a caso, di mestiere fa il segretario nazionale della Cisl, associazione che ha ben chiari, e cari, i concetti di persona e di libertà.

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COMMENTI
29/06/2015 - PROPOSTA DAMIANO (Lucia Quattri)

Sono d'accordo con Damiano sull'ultima proposta fatta, cioè di passare al contributivo per tutte le pensioni dai 90,000 euro lordi annui e di rifare il calcolo con il contributivo sulle pensioni già erogate sempre superiori a 90.000 € annui, di modo che tutte le pensioni erogate dopo solo 5-10 anni di versamenti saranno pagate in modo corretto. Se sacrifici devono esserci lo devono essere per tutti. Come pensate di ridurre del 25 / 35 % le pensioni di un lavoratore portandolo da 1500 € netti a 975 euro netti? dopo magari un bel 40 / 45 anni di lavoro? o, peggio ancora pensioni da 1200 € che diventerebbero 780 € mensili? Come può una persona dopo una vita di lavoro e relativi versamenti percepire così poco e permettersi di avere una vita dignitosa? Certo Damiano che sono d'accordo con te, TUTTE LE PENSIONI superiori ai 90.000 € annui lordi devono passare al contributivo I diritti acquisiti non devono essere mantenuti solo per certe persone. Se ci sono sacrifici da fare li deVovno fare tutti, ma il compito dei politici è comunque quello di permettere una vita dignitosa a gente che ha lavorato oltre 40 anni. VIA TUTTI I VITALIZI E PRIVILEGI. l'Europa dice di non superare una certa spesa non che bisogna affamere la gente Con la proposta DAMIANO le pensioni superiori ai 90.000 € ricalcolate e quelle a venire con il contributivo, avremo una più EQUA distrubizione ed una più giusto equilibrio. le pensioni da 1200-1500 € non devono essere toccate! VIA VITALIZI E PRIVILEGI!