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RIFORMA PENSIONI 2015: "L'equivoco" sulla flessibilità proposta da Damiano

Tra le proposte di riforma delle pensioni spicca quella di Cesare Damiano, che ritiene la flessibilità una manovra di politica economica. Il commento di GERARDO LARGHI

Cesare Damiano (Infophoto) Cesare Damiano (Infophoto)

Riforma delle pensioni, versione 2015. Nel profluvio di riforme vere, approvate, annunciate, discusse, discutibili, e via elencando, che sta caratterizzando la vita del Governo Renzi, infatti, sembra essere scoccata l'ora delle "decisioni irrevocabili" sulle… pensioni. Intendiamoci: non è una novità, ogni governo che si rispetti, ogni governo che voglia essere considerato davvero "italiano" deve intervenire su un paio di temi. Uno è la scuola, ed è appena stato fatto. Un altro sono le pensioni.

Materia decisamente complessa, che tocca un po' tutti: in chiave presente, passata o futura, ma è un classico tema trasversale. D'altra parte è dalla legge Fornero, del 2012, cioè da quasi tre anni, che nulla si fa, che niente cambia. E volete che Renzi non si faccia prendere da una forma compulsiva di "ansia da trasformazione" di fronte a una norma che risale a 36 mesi fa circa? Ma scherziamo?

Questa volta però sembrerebbe, il condizionale è d'obbligo, che si vogliano allargare le maglie della Fornero, consentendo agli italiani di andare in pensione prima dei 67 anni di età. Se così fosse la domanda più banale, la prima tra tutte, è quella di chi pagherebbe il conto della novità. Ma la seconda, altrettanto importante, riguarderebbe il perché, cioè perché si dovrebbe fare ciò, qual è lo scopo?

Facile: per consentire alla gente di ritirarsi dal lavoro quando ancora non è esausta, quando non è ancora del tutto "spompata". In fondo, classico esempio, come immaginarsi delle maestre d'asilo di 67 anni di età alle prese con bambini di tre o quattro anni? O come affrontare la catena di montaggio mentre si combatte con artriti e sciatiche?

Alcuni politici, però, forse per non rischiare però di essere mal intesi, o peggio per non passare per essere delle "anime pietose" (pare che oggi tra di loro vada di moda solo l'uomo duro, quello che gode a veder soffrire gli altri!), si sono inventati una risposta che rischia di essere non solo falsa, ma di ingenerare dubbi sulla bontà stessa della proposta e sulla capacità dei proponenti di guardare alla realtà con occhio scevro da ideologismi.

Prendiamo ad esempio Cesare Damiano, persona seria, corretta, anche competente. Già sindacalista, già ministro, oggi è a capo della Commissione parlamentare che si occupa di Lavoro. Ebbene, da piemontese pragmatico qual è, egli ha chiesto che la riforma vada in direzione di maggiore flessibilità perché, ipse dixit, è "una manovra di politica economica occupazionale. Con la flessibilità aiutiamo qualche figlio e nipote a entrare nel mondo del lavoro facilitando il turn over". Cioè, par di capire, mandiamo in pensione prima la gente per far posto ai giovani.

Una bella frase, che nei talk show farebbe la sua figura, ma che nella realtà quotidiana del Paese rischia di essere controproducente. Anzitutto però una considerazione: come la mettiamo con le affermazioni, diffuse anche nei dintorni di Damiano, per cui i posti di lavoro creati dal Jobs Act non sarebbero posti veri perché si tratterebbe di sostituzione di contratti e non di creazione di lavoro ex novo? Allora quelli creati con i pensionamenti che sarebbero? Ma al di là di tutto c'è un problema generale.


COMMENTI
29/06/2015 - PROPOSTA DAMIANO (Lucia Quattri)

Sono d'accordo con Damiano sull'ultima proposta fatta, cioè di passare al contributivo per tutte le pensioni dai 90,000 euro lordi annui e di rifare il calcolo con il contributivo sulle pensioni già erogate sempre superiori a 90.000 € annui, di modo che tutte le pensioni erogate dopo solo 5-10 anni di versamenti saranno pagate in modo corretto. Se sacrifici devono esserci lo devono essere per tutti. Come pensate di ridurre del 25 / 35 % le pensioni di un lavoratore portandolo da 1500 € netti a 975 euro netti? dopo magari un bel 40 / 45 anni di lavoro? o, peggio ancora pensioni da 1200 € che diventerebbero 780 € mensili? Come può una persona dopo una vita di lavoro e relativi versamenti percepire così poco e permettersi di avere una vita dignitosa? Certo Damiano che sono d'accordo con te, TUTTE LE PENSIONI superiori ai 90.000 € annui lordi devono passare al contributivo I diritti acquisiti non devono essere mantenuti solo per certe persone. Se ci sono sacrifici da fare li deVovno fare tutti, ma il compito dei politici è comunque quello di permettere una vita dignitosa a gente che ha lavorato oltre 40 anni. VIA TUTTI I VITALIZI E PRIVILEGI. l'Europa dice di non superare una certa spesa non che bisogna affamere la gente Con la proposta DAMIANO le pensioni superiori ai 90.000 € ricalcolate e quelle a venire con il contributivo, avremo una più EQUA distrubizione ed una più giusto equilibrio. le pensioni da 1200-1500 € non devono essere toccate! VIA VITALIZI E PRIVILEGI!