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RIFORMA PENSIONI 2015/ Perequazione automatica, il Cupla chiede modifiche al decreto

La riforma delle pensioni, con l'introduzione di un meccanismo di flessibilità, potrebbe essere messa a rischio da quanto sta accadendo in Grecia. Vediamo perché

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"Siamo consapevoli delle difficoltà che il nostro Paese sta attraversando e dello sforzo verso una sua modernizzazione che impongono grandi sacrifici ai quali nessuno può pensare di sottrarsi, ma riteniamo che si debbano contemperare le giuste esigenze di equilibrio di bilancio con il diritto di tutti i pensionati a non avere penalizzazioni che incidano in modo importante e definitivo sui loro trattamenti". Questo il commento del CUPLA (Coordinamento Unitario dei Pensionati del Lavoro Autonomo) che chiede al governo e al Parlamento alcune modifiche al decreto che ha dato seguito alla sentenza della Corte Costituzionale sul blocco della perequazione automatica. Secondo il CUPLA è infatti "indilazionabile prevedere misure di sostegno verso quei pensionati che si trovano al disotto della fascia di povertà, il cui numero è lievitato notevolmente negli ultimi anni, evitando che si allarghi ancor più la forbice tra la parte più ricca e quella più povera della popolazione".

Quanto sta accadendo in Grecia rischia di non avere ripercussioni solamente sulla vita dei greci e sulla stabilità dell’Eurozona, ma di complicare non poco i piani del Governo Renzi per una riforma delle pensioni. Ricordiamo infatti che un acuirsi delle tensioni non solo potrebbe portare a perdere parte (o tutti) dei 40 miliardi di crediti che l’Italia vanta nei confronti di Atene, ma i titoli di stato italiani potrebbero vedere salire i propri rendimenti. Questo vorrebbe dire che la spesa per interessi sul debito pubblico aumenterebbe, influendo negativamente sul livello del deficit. A questo punto il Governo Renzi avrebbe sempre meno risorse, tenendo conto dei vincoli di bilancio e del Documento di economia e finanza già presentato a Bruxelles. In sintesi, la crisi greca potrebbe drenare risorse, tra cui quelle per una flessibilità nel sistema pensionistico. A meno di non adottare criteri che prevedano il ricalcolo contributivo della pensione o una forte penalizzazione sull’assegno: insomma, la flessibilità ci sarebbe, ma probabilmente in pochi la utilizzerebbero, perché non conveniente.

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