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Lavoro

IMPRESE & OCCUPAZIONE/ "Lavoro: le politiche attive si chiamano nuovo collocamento ed education"

Al convegno dei Giovani industriali di Santa Margherita, imprese, sindacato ed esperti a consulto sulle politiche attive del lavoro: GiGroup rilancio il modello lombardo. di NICCOLO' MAGNANI

Antonio BonardoAntonio Bonardo

"Sta per arrivare in Parlamento il decreto attuativo delle politiche attive del lavoro. La prima parte funziona, è compiuta con la cosiddetta riforma dell'articolo 18, ma non è questo il cuore della svolta che il governo ha annunciato e che l'Azienda-Italia ha chiesto e ora attende alla realizzazione. E' necessario che il mercato del lavoro in Italia superi la logica centralistica dell'intermediazione fra domanda e offerta di occupazione". Antonio Bonardo, direttore Affari pubblici e relazioni istituzionali di Gi Group, interviene alla tavola rotonda "Occupare l'Italia", nella giornata conclusiva del 45esimo convegno dei Giovani Industriali, a Santa Margherita Ligure. Il titolo-guida è "Ci interessa. Visioni, strategie, politiche" e il presidente dei Giovani di Confindustria, Marco Gay, ha appena chiesto al governo Renzi di guardare alle aziende come produttori non solo di redditi tassabili, ma anche di investimenti e soprattutto di idee.

E al consulto di esperti sul dossier politico-economico forse più scottante per il ssitema-Pese nel giugno 2015, Gay ha invitato GiGroup, la prima multinazionale italiana attiva nel collocamento permanente e temporaneo, nella ricerca e selezione di personale, nella consulenza globale nelle human resources. A discutere con Bonardo sul "tema dei temi" - come creare posti di lavoro per il 40% di giovani italiani che non ce l'hanno - è stata chiamata la segretaria generale della Cisl, Anna Maria Furlan, che non ha nascosto una nota di ottimismo. "I 200mila posti di lavoro in più - ha detto - sono una vera conquista, diciamolo una volta per tutte. Il contratto a tutele crescenti del Jobs Act è un fattore sicuramente positivo, siamo sulla buona rotta ma non basta, perchè se si lavora ancora fino a 67 anni significa che il mercato del lavoro è ancora intasato. Va rivista assolutamente la legge Fornero ma soprattutto vi è l'esigenza di defiscalizzare la contrattazione aziendale di secondo livello, ovvero vanno sostenute le possibilità di chi crea produttività e ricchezza, non appiattirle con un fisco pesante» . Per la leader della Cisl, il sindacato italiano deve "tornare al dialogo e al confronto con Renzi e con Squinzi".

E l'impresa? Giovani, flessibilità, education: ci crede Cristina Gribaudi, amministratrice unica di Keyline, azienda veneta leader nel settore della produzione di chiavi (ma anche madre di sei figli). "Io vedo davanti a noi un rinascimento possibile - dice - non dobbiamo fermarci sulla via di un c cambiamento che fa leva sui giovani per costruire loro un futuro".

Le riforme, lo slancio dell'Azienda-Italla: ma creare occupazione, nell'economia globale odierna, non può pressindere da esperienze strutturate, da framework operativi collaudati. Soprattutto quando il dossier-occupazione viene posto al centro del tavolo e "politiche attive del lavoro" diventa un titolo da prima pagina. "Prima del Duemila - ha ricordato Bondardo, nel suo ruolo di testimonial specialistico - lo Stato gestiva i centri pubblici di impiego ma non ha funzionato. E nemmeno il successivo controllo di regioni e provincie ha risolto la questione. E noi siamo molto scettici sul riemergere di un nuovo approccio centralista statale. L'esperienza recente ci indica percorsi diversi. La Regione Lombardia, nel nuovo secolo, ha ottenuto risultati importanti con Dote Lavoro, un programma che ha offerto a cittadini e imprese fondi pari sia per lavoro pubblico che privato, puntando sulla libertà di scelta come valore strategico. Se ha funzionato nella prima regione italiana per popolazione, Pil e imprenditorialità, perché non possiamo almeno testare il modello su scala nazionale?". Questo nel periodo breve-medio, per sbloccare l'emergenza.

Nel periodo "di sempre" - cioè nella normalità di un paese fondatore della Ue e membro del G7 - resta la freccia dell'education. Una direzione obbligata: "Un paese come l'Italia nel 2015, non può ancora arrovellarsi ancora suli mix scuola/lavoro. E' vero che purtroppo non è cambiato molto, che c'è ancora molto da fare. Ma facciamolo: i giovani hanno bisogno di capire cosa sia il lavoro, come si sta nel mondo del lavoro. C'è sempre molta educazione da trasmettere per poter reggere al mercato e alla vita stessa. Lavoriamo dunque seriamente sulla scuola, da lì bisogna investire senza perdere tempo».

Gli ha fatto eco Giovanni Toti, alla sua prima uscita come governatore eletto della Regione Ligura. «Bisogna invertire il senso di marcia, la politica non può più vivere in un mondo parallelo a quello dell'impresa, ma deve andarle incontro, come la Lombardia è stata ed è virtuosa in questo. Bisogna tornare a collaborare stando insieme, noi tutti dobbiamo chiederci cosa possiamo dare a questo paese, io per primo che accolgo la sfida lanciatami dai mie elettori: i partiti devono prepararsi ad accogliere le energie nuove dell'Italia che per troppo tempo ha trascurato. Io nel mio piccolo, inizierò con dei tavoli con voi imprenditori, rilanciando il mondo dell'associazionismo, puntando sulla cosa che reputo fondamentale più di tutte: la politica non crea ricchezza ma deve creare le condizioni possibilità affinché chi davvero crea ricchezza oggi nel nostro paese non perda tutto ma al contrario possa fiorire nella ripresa"

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