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Lavoro

LAVORO O VACANZA?/ Scuole-imprese, il "salto" che serve a creare occupazione

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Anzitutto perché dimostra, ancora una volta, che pochi conoscono la realtà. Giusto ricordare, ad esempio, che molte scuole da anni si sono attivate per organizzare stage estivi. Nella mia scuola, un liceo di oltre duemila studenti, sono anni che propongo agli studenti delle classi terze e quarte l’esperienza degli stage estivi. Su 800 studenti, lo scorso anno hanno aderito in 160, quest’anno le adesioni sono 255. Una bella percentuale. Renderlo obbligatorio a tutti? Non so se l’auspicio di Poletti fosse in questo senso, ma una riflessione meriterebbe di uno spazio di confronto aggiuntivo, che comprenda anche la rivisitazione del calendario scolastico, dei programmi e dei percorsi curricolari.

Ma c’è un dato che dovrebbe far riflettere. Tanto per capirci, non molti conoscono i dati Alma Laurea, con il 50% di laureati che ammette di avere sbagliato scelta delle scuole superiori e universitarie. Se poi diamo un’occhiata alle tante statistiche sulla disoccupazione giovanile, sul mancato raccordo tra formazione e lavoro, dovremmo guardare, invece, positivamente a tutte quelle opportunità che possono aiutare e orientare, nel concreto, le scelte dei nostri ragazzi e delle loro famiglie. Vista la gravità della situazione, un bagno di realtà non credo perciò faccia male a nessuno.

La battuta di Poletti, in sintesi, non può andar bruciata, come notizia tra le tante, nella comune indifferenza. Perché porta e impone una particolare attenzione al tema dei temi della vita di oggi, il lavoro. Le leggi, cioè, possono servire, ma, alla fine, lo sappiamo: il lavoro non si crea per decreto, nemmeno con manifestazioni piene di slogan (“diritti, diritti”). 

Il lavoro si crea se tutte queste cose (norme e formazione, anzitutto) trovano corrispondenza con le reali esigenze della vita di oggi. Per orientare attitudini e competenze dei nostri giovani, come delle stesse strutture (la scuola e l’università, anzitutto) che le dovrebbero accompagnare. Dedicare parte del tempo estivo, quindi, ma anche dell’anno scolastico, a momenti di impegno in questo o quel settore, non può che far bene. Oltre quell’alternanza scuola-lavoro che, nella Buona Scuola, dovrebbe diventare parte integrante della vita scolastica del triennio delle superiori (400 ore per i Tecnici e 200 per i Licei). Esperienze motivanti e orientanti, dunque.

Oggi un’azienda e uno studio professionale non sono più alla ricerca di un giovane da tenere con sé per tutta la vita, con un contratto a tempo indeterminato. Sono alla ricerca di quelle competenze che servono per portare avanti i propri progetti.

Resta la domanda essenziale, che nemmeno la Buona Scuola affronta: quali competenze possono garantire ai nostri giovani reali opportunità di lavoro, cioè di vita? Sapendo, comunque, che le competenze si acquisiscono soprattutto facendo, lavorando, impattandosi con la realtà concreta e non restando sempre sui banchi di scuola davanti ai libri. Ma in Italia, lo sappiamo, facciamo ancora fatica a pensare che si possa imparare anche lavorando, che la formazione della persona avviene sul luogo di lavoro tanto quanto a scuola.