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Lavoro

JOBS ACT/ Dalla Lombardia un "assist" per Poletti e Renzi

Giuliano Poletti, ministro del Lavoro (Infophoto)Giuliano Poletti, ministro del Lavoro (Infophoto)

Quasi sempre le iniziative regionali che hanno tentato di avviare politiche specifiche di ricollocazione hanno coinvolto anche le Agenzie per il lavoro. Le società private sono state indotte a strutturarsi per essere presenti anche nelle politiche attive e hanno sviluppato una specifica capacità di fare rete con le strutture pubbliche. Il modello lombardo di servizi al lavoro è quello che più di ogni altro ha creato un sistema unitario di servizi forniti da agenzie pubbliche e private centrando il sistema sulla possibilità di scelta affidata alla persona e sviluppando un sistema di servizi a costi standard premiando l’efficacia ottenuta dai diversi operatori nella ricollocazione lavorativa dei lavoratori presi in carico.

Questo dovrebbe essere il sistema delineato anche dal decreto governativo. Un modello di servizi che hanno la presa in carico del bisogno di chi cerca lavoro o che vede valutata la capacità di ricollocare il maggior numero possibile di persone.

Coinvolgere in un’unica agenzia erogazione dei contributi al reddito (Inps), che assicura anche l’anagrafe lavorativa dei soggetti attraverso la storia lavorativa dell’individuo, e agenzie per le politiche attive (Cpi e Apl) assicurerebbe la rete territoriale di servizi al lavoro necessaria per fronteggiare da subito il problema di molti lavoratori in Cig senza prospettive con percorsi di ricollocazione attraverso una formazione per nuova occupabilità e capacità di matching fra domanda e offerta di lavoro presenti sul territorio.

Solo questa capacità di abbinare Naspi (sostegno al reddito previsto per 24 mesi) e offerta di servizi per la ricollocazione permette di riportare gli ammortizzatori sociali al ruolo originario. Si potrà allora prevedere che in caso di aziende destinate a chiusura certa non si passerà per ammortizzatori sociali che hanno come scopo ristrutturazioni con riprese di attività, ma a contratti di ricollocazione. Così come in casi effettivi di programmi di ristrutturazione si dovranno privilegiare i contratti di solidarietà rispetto alla tradizionale Cig o Cigs.

Insomma, anche per il modello italiano di servizi al lavoro e ammortizzatori sociali sarà l’inizio di un passaggio importante e per gli attori sociali si aprirà una nuova fase dove giocarsi la responsabilità di sostenere tutti nel lavoro e nella ricerca del lavoro per una maggiore libertà nell’organizzare risposte alla crisi che ci accompagnerà ancora per un periodo di tempo significativo. 

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