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Lavoro

JOBS ACT/ Dalla Lombardia un "assist" per Poletti e Renzi

A giorni uscirà l’ultimo decreto attuativo del Jobs Act, riguardante ammortizzatori sociali e ricollocamento. MASSIMO FERLINI ci spiega perché è un provvedimento importante

Giuliano Poletti, ministro del Lavoro (Infophoto)Giuliano Poletti, ministro del Lavoro (Infophoto)

A giorni uscirà l’ultimo decreto attuativo del Jobs Act. Se i primi hanno dato effetti positivi come misurato dai dati Istat resi noti recentemente, l’ultima puntata di provvedimenti è altrettanto rilevante. Ricordiamo che l’intenzione dichiarata dal governo è stata quella di intervenire sui contratti per mettere fine al dualismo del mercato del lavoro, renderlo più flessibile e fornire però politiche attive efficaci per sostenere chi avesse avuto difficoltà nel ritrovare un impiego.

L’ultimo decreto si dovrà perciò occupare di riportare gli attuali ammortizzatori sociali al significato originario di strumenti utili per sostenere processi di ristrutturazione industriale. Così si intende superare la fase di straordinarietà che ha caratterizzato questo periodo di crisi. Data l’assenza nel nostro Paese di un sistema di sostegno al reddito e politiche attive a favore della ricollocazione, si è risposto all’emergenza occupazionale con l’estensione dell’uso di cassa integrazione ordinaria e straordinaria a pressoché tutte le aziende indipendentemente dai settori e dalla dimensione.

Oltre ciò, il provvedimento dovrà delineare le linee attorno a cui dare vita a un’agenzia nazionale che si occupi di promuovere e coordinare i centri che assicureranno un percorso di politiche attive del lavoro abbinate a reddito di sostegno e applicazione delle condizionalità. Chi fruirà dei servizi e del sostegno al reddito dovrà accettare (sotto vincoli di fruibilità) le proposte di lavoro o decadrà dai benefici economici.

Terzo passaggio del decreto sarà la semplificazione amministrativa e la razionalizzazione dei sistemi ispettivi, con la creazione di un’agenzia unica dove raggruppare i compiti di controllo di ministero, Inps e Inail.

L’elenco dei temi rende evidente l’importanza del provvedimento e perché vi è una grande attesa. Dopo il primo decreto che ha introdotto i contratti a tutele crescenti e ha così ridisegnato l’accesso al lavoro, è con questo provvedimento che si dovrà organizzare un sistema di ammortizzatori sociali e servizi per il lavoro che siano effettivamente un aiuto per chi perde la propria occupazione o per chi volesse mettersi in mobilità.

I modelli europei di riferimento sono delineati dall’avere in un’unica agenzia nazionale la gestione delle politiche passive (sostegno al reddito) e delle politiche attive (servizi per la ricollocazione lavorativa). In Italia abbiamo più strutture nazionali (Isfol, Italia Lavoro e Inps) che svolgono, ognuno per una parte, i compiti che assemblati dovrebbero fornire l’insieme dei sevizi utili per sostenere il mercato del lavoro. In realtà, oggi non dialogano e, esclusa l’Inps che eroga gli ammortizzatori sociali, gli altri enti lavorano su progetti parziali, utili al più per essere indicativi di possibili interventi.

Sul territorio vi sono i Centri per l’impiego, dipendenti finora dalle provincie, che non sono mai andati oltre la gestione puramente amministrativa delle certificazioni di disoccupazione e della registrazione dei dati sulla mobilità del lavoro con le Comunicazioni obbligatorie. Solo in alcune regioni, grazie a legislazioni regionali specifiche, i Cpi sono stati impegnati in progetti di politiche attive.