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Lavoro

IL CASO/ Lo "spessore" che conta più del CV per trovare lavoro

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L'indagine rileva che le competenze più richieste per i ruoli operativi e di entry level riguardano la capacità di saper lavorare in un gruppo e l'orientamento al raggiungimento di un risultato, non arretrando di fronte alle difficoltà. A livello individuale è richiesta anche una certa flessibilità cognitiva, ossia l'attitudine a mostrare interesse e curiosità verso le nuove opportunità. Chiudono il set ideale di caratteristiche altre due competenze che rientrano nella sfera operativa, ossia l'iniziativa e l'energia, essenziali per emergere in un gruppo e fare la differenza.

Dall'analisi risulta che le aziende multinazionali hanno particolare sensibilità verso l'orientamento al risultato (70% di preferenze) ed è richiesta anche una maggiore collaborazione tra i membri del team. La fotografia che emerge a livello generale dalle competenze segnalate per i ruoli manageriali delega a questo livello la necessità di fornire soluzioni concrete e/o alternative ai problemi quotidiani, facendo confluire e armonizzando i contributi dei vari collaboratori. La capacità poi di pianificare le attività definendo urgenza e importanza di ogni singola fase chiude il quadro delle tre caratteristiche essenziali. Prevalgono, dunque, a questo livello competenze di tipo cognitivo e operativo, rispetto a quelle relazionali o emotive.

Ai ruoli manageriali di aziende multinazionali è richiesto di prendere decisioni in autonomia, così come una maggiore proattività, mentre le aziende con sola sede in Italia descrivono maggiore importanza rispetto alla capacità di pianificazione e senso di concretezza. Per i ruoli dirigenziali/executives si mostrano preponderanti le competenze di leadership e visione strategica, essenziali per tenere salde le redini del contesto organizzativo. Sicuramente interessante è il risultato raggiunto dalla capacità di sviluppare talenti ossia di far crescere i potenziali interni all'organizzazione ai fini del raggiungimento di standard d'eccellenza. Le aziende multinazionali prediligono maggiormente la visione strategica e la leadership in questi ruoli, mentre in Italia si dà più rilievo alla capacità di organizzare nella pratica un'azienda.

I risultati di questa parte dell'indagine rappresentano il vero valore aggiunto della ricerca, dal momento che offrono numerosi spazi di riflessione. Innanzitutto il dato si presenta più frammentato dal momento che non esiste una base di esperienza comune sul quale fondare risposte certe o interpretare con sicurezza le necessità future. L'agilità, intesa come l'essere capaci di svolgere più attività contemporaneamente e generare idee valide e innovative per il proprio contesto, è sicuramente caratteristica desiderabile. Ma più di una persona su tre segnala l'esigenza di etica professionale come capacità di valutare l'impatto delle proprie azioni sugli altri nel rispetto di norme giuridiche e morali come caratteristica essenziale per il futuro. 

In conclusione, possiamo affermare che la ricerca della persona "giusta" riguarda sempre più le competenze trasversali caratteristiche dello "spessore della persona", in sostanza la capacità di stare e affrontare il reale in tutte le sfide che pone con curiosità, sacrificio, leadership e disponibilità al cambiamento. La selezione di lavoratori con queste caratteristiche può essere esercitata da un algoritmo? Credo proprio di no e anzi la sfida è proprio ai selezionatori nel diventare capaci di vedere lo "spessore" delle persone incontrate.

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