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Riforma pensioni 2015: flessibilità e tagli, ecco le ragioni per “fermare” Renzi e Boeri

Tito Boeri (Infophoto) Tito Boeri (Infophoto)

Oggi quello italiano è considerato uno dei sistemi più in equilibrio di tutto il mondo sviluppato. Da questo momento in poi i politici dovrebbero stare zitti, consentendo al Paese di andare avanti con l’attuale sistema o al massimo con qualche piccola correzione.

 

Quindi lei è contrario alla flessibilità?

Un conto è se la flessibilità fosse fatta in modo attuariale, senza cedere a pressioni populiste. Sappiamo però che quando si incomincia a parlare di questo tema inizia la ridda delle proposte e si crea di nuovo una gran confusione. Non so quindi se il gioco vale la candela. Se stiamo parlando di interventi a lungo termine, quando i conti pubblici saranno a posto, pensiamoci pure con tranquillità. Ma non facciamo un polverone adesso, con un intervento abbozzato, quando abbiamo ben altre riforme da fare come quelle sulla pubblica amministrazione e il pubblico impiego.

 

In che senso occorrerebbe usare il metodo attuariale?

Adesso il sistema è centrato sull’età standard di 67 anni. Se un lavoratore va in pensione a 60 anni, ciò significa che ci sono sette anni in meno di contributi e sette anni in più di vita attesa. Dunque ci sono 14 anni di cui bisogna tenere conto.

 

E quindi?

Se l’aspettativa di vita è di 85 anni, andando in pensione a 67 anni significa che ci sono 18 anni di vita residua, mentre per chi ci va a 60 la vita residua è di 25 anni. Ciò si dovrebbe tradurre in un taglio consistente sull’assegno della pensione. Mi domando se il governo sarebbe disponibile a proporre tagli del 30% o anche 50% sugli assegni di chi va in pensione a 60 anni. Se non siamo pronti ad accettare uno strumento di questo tipo, rischiamo di sollevare un polverone mediatico in grado di portare solo altra confusione.

 

(Pietro Vernizzi)

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