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Lavoro

IL CASO/ Rappresentanza e contratti, le mosse “suicide” dei sindacati

I sindacati sono ancora lontani dall’avere una posizione comune per rinnovare l’accordo interconfederale. E rischiano grosso, come ricorda GIUSEPPE SABELLA

Camusso, Furlan e Barbagallo (Infophoto)Camusso, Furlan e Barbagallo (Infophoto)

A circa dieci giorni dalla prima segreteria unitaria dopo quasi 4 anni, la Cisl presenta la sua proposta di piattaforma per il rinnovo dell’accordo generale su cui le parti, da tempo, sostengono di lavorare alacremente. Peccato che Susanna Camusso, proprio in occasione della Segreteria Unitaria, abbia detto senza mezzi termini che non ha nessuna intenzione di rinnovare l’accordo, vuole invece che si rinnovino i contratti.

Al di là del fatto che il problema del Segretario Generale della Cgil è principalmente in casa sua - qualsiasi tipo di accordo interconfederale farà a Landini non piacerà -, resta da capire cosa succede ora. Saranno a questo punto contenti alcuni settori in cui, da tempo, le federazioni si sono intese ma aspettavano segnali per procedere dalle Confederazioni.

L’accordo del 2009, come abbiamo più volte rimarcato, ha permesso numerosi rinnovi in anni difficili. Oggi però presenta un ritardo notevole, sia perché è scaduto da due anni, sia perché la soluzione identificata per sostenere i livelli retributivi ha di recente manifestato notevoli criticità: con la dinamica inflattiva impazzita, si è arrivati al paradosso che i lavoratori devono restituire soldi alle imprese.

Il governo ha di recente preso tempo sul dl salario minimo, questo perché ha compreso la delicatezza della materia; le criticità infatti sono molto forti. In primis, quale futuro può esserci per i sindacati in Italia se i minimi retributivi vengono fissati dalla legge? E, in secondo luogo, le aziende troveranno ancora conveniente associarsi alle loro rappresentanze? Non si sottovaluti poi il rischio che il legislatore fissi il minimum un po’ più in alto di quanto possa essere auspicato dal sistema datoriale per evitare rischi di impopolarità. La stessa comprensione, tuttavia, il governo non l’avrà in materia di rappresentanza, sia perché vuole dare un segnale alle parti, sia perché di fatto l’intesa del gennaio 2014 non va a regime.

Rispetto agli altri paesi, in Italia le parti sono riuscite, salvo qualche episodio, a proteggere l’autonomia della materia dalle intrusioni del legislatore. Oggi l’Italia è sempre più attrattiva per gli investitori stranieri, ma questi vogliono regole chiare e certe. E anche la tanto invocata flessibilità europea, poggia sulle regole del gioco chiare. Come si fa a garantire la certezza delle regole se restano indefinite le regole della rappresentanza e l’esigibilità dei contratti?