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SPILLO/ La “doccia gelata” di Poletti su giovani e lavoro

Giuliano Poletti (Infophoto) Giuliano Poletti (Infophoto)

Anche le rappresentanze sociali presenti hanno plaudito alla scelta avviata dal Governo. Assolombarda, partendo da esperienze già avviate, ha posto problemi di costo e di ulteriore semplificazione normativa ma dentro al quadro presentato. Per i sindacati dei lavoratori, Cgil ha parlato contro la proposta in more di un arroccamento a favore della scuola tradizionale mettendosi in una posizione incomprensibile e che non trova nessun riscontro nella realtà. Per la Cisl è invece un nuovo e fecondo terreno di crescita. Ha posto osservazioni ma ha soprattutto indicato le nuove potenzialità che il “sistema duale” offre affinché rappresentanze territoriali sviluppino nuove piattaforme per i giovani e ha dato la propria disponibilità ad assumere sul terreno contrattuale nuove responsabilità perché i contratti operino molte delle semplificazioni solo accennate dallo strumento legislativo.

La doccia gelata sull’efficacia reale del provvedimento arriva però alla fine. In modo incomprensibile rispetto alle esperienze in atto e contro la disponibilità offerta da tutti i soggetti coinvolti, il Ministro Poletti ha posto la centralità degli strumenti pubblici per l’attuazione della sperimentazione. Non è solo la riproposizione di necessità di un coordinamento statale verso le Regioni e le loro esperienze oggi troppo diversificate. Così come per Garanzia Giovani e per il disegno di Agenzia unica per l’occupazione, si è riproposto lo schema di Centri per l’impiego che fanno da unici operatori accreditati. Così non solo si fermano le realtà regionali più sviluppate, ma si ripropone un errore che ha già dimostrato la sua inefficacia nell’esperienza di formazione dei giovani.

Senza favorire una rete virtuosa fra tutti gli operatori pubblici e privati non si ottengono i risultati sperati. Le rappresentanze sociali attraverso la disponibilità a responsabilizzarsi nella contrattazione, centri di formazione pubblici e privati, Cpi e Apl devono essere sostenuti e poter tutti contribuire a far crescere l’apprendistato e il sistema duale. Solo la gamba pubblica centrale porterà al fallimento del progetto. È incomprensibile che un Governo che ha fatto della fiducia nella società la sua proposta di innovazione sociale non sia poi in grado di declinarla proprio nei confronti delle nuove generazioni.

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