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RIFORMA PENSIONI 2015 / La petizione dell’Anp: alzare le pensioni minime a 650 euro

Riforma pensioni 2015, in attesa di novità nel settore scuola, particolarmente penalizzato dalle norme introdotte negli ultimi anni. Come presentare la domanda di pensione. 

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L’Associazione nazionale pensionati, aderente alla Cia, la Confederazione italiana agricoltori, ha deciso di raccogliere le firme necessarie a presentare una petizione per chiedere un intervento migliorativo delle pensioni basse. Come rilevato dagli ultimi dati Inps, infatti, sono diversi i trattamenti che non raggiungono i mille euro mensili. Per questo si chiede di portare il trattamento minimo a 650 euro, dagli attuali 500 circa. In questa direzione va anche la proposta del segretario del Psi, Riccardo Nencini, di introdurre la quattordicesima per le pensioni più basse, finanziata attraverso una tassa sul gioco.

Mentre si parla di riforma delle pensioni, dato che il Premier Renzi ha detto di voler introdurre la flessibilità, ci si è completamente dimenticati degli insegnanti e del personale della scuola che si sono ritrovati più che penalizzati dalla riforma Fornero. La vicenda è quella nota dei “Quota 96”. Il loro dramma è che nonostante il palese errore dell’allora ministro del Lavoro, in tutti questi quattro anni nessuno vi abbia posto rimedio, nonostante diverse promesse in tal senso. E dato che settembre (inizio dell’anno non solo scolastico, ma anche contributivo per chi lavora nella scuola) è dietro l’angolo, anche per questa volta nessuno avrà fatto nulla per migliorare la loro situazione.

Opzione donna potrebbe essere estesa. Alcuni rumor dicono infatti che  Tito Boeri, tra le sue proposte di interventi sulle pensioni da presentare al Governo, potrebbe anche indicare la possibilità di andare in pensione con 35 anni di contributi (e 57/58 e 3 mesi di età, a seconda che si sia lavoratrici dipendenti o autonome), grazie al ricalcolo contributivo della propria pensione. A far propendere per questa ipotesi è proprio il fatto che il ricalcolo contributivo è uno dei cavalli di battaglia del Presidente dell’Inps. Resta da capire se nel caso l’Opzione donna, negli eventuali piani di Boeri, verrebbe o meno estesa anche agli uomini, magari con dei requisiti diversi. Per il momento di concreto c’è solo la class action di un comitato spontaneo, che ha anche una pagina Facebook, per vedersi riconosciuto l’accesso a Opzione donna, negato proprio dall’Inps, che attende in merito istruzioni del Governo.

Il 7 luglio, presso la Direzione generale dell’Inps, si terrà un incontro gli enti finanziari accreditati per la cessione del quinto della pensione. Oggetto della riunione saranno i profili tecnici e amministrativi della “funzione di accodamento rate ai piani di ammortamento”  e le ulteriori implementazioni della procedura Cessione quinto pensioni in corso di realizzazione. Di fatto un pensionato potrà ottenere da un istituto di credito un prestito da rimborsare attraverso un addebito automatico che l'Inps effettua sulla sua pensione. Addebito che non può superare un quinto dell'importo mensile della pensione. Per certi versi il famoso “prestito pensionistico” di cui si parla tra le ipotesi di riforma delle pensioni, presenta un meccanismo analogo. Vedremo se sarà approvato o meno.

Il Governo Renzi ha un avversario in più. Si tratta del “fronte del Nord”, rappresentato da Veneto, Liguria e Lombardia. A dirlo è Luca Zaia in un’intervista al Gazzettino. Dopo la Conferenza Stato-Regioni sulla sanità, il Governatore del Veneto spiega che la misura è colma e l’esecutivo incontrerà una forte opposizione, anche sul tema delle pensioni. In questo senso la posizione della Lega Nord è nota: la legge Fornero va abolita.

I pensionati non sono un costo, ma una risorsa. Parole di Carmelo Barbagallo, Segretario generale della Uil, a commento di una ricerca commissionata dalla Uilp, da cui emerge come i pensionati siano una sorta di “ammortizzatore sociale”, dato che con il loro assegno riescono ad aiutare parenti disoccupati, cassa integrati o nipoti in cerca di lavoro. Nonostante questo, “invece di aiutarli dando loro gli 80 euro, adeguando le pensioni, restituendo il ‘maltolto' secondo quanto stabilito dalla Consulta, i pensionati vengono penalizzati, se non addirittura criminalizzati”, aggiunge Barbagallo.

Il dibattito sulla possibile riforma delle pensioni coinvolgerà, inevitabilmente, anche il personale della scuola, penalizzato dalle ultime riforme del settore pensionistico. In attesa di conoscere le evoluzioni della normativa, è già tempo, per il personale della scuola che ha raggiunto l'età pensionabile, di presentare la domanda di pensione all'Inps. A partire dall'1 settembre il pagamento della pensione non verrà riconosciuto automaticamente al termine della cessazione del servizio ma sarà necessario inoltrare richiesta alle sedi territoriali dell'Inps competenti, utilizzando il portale dell'Inps (accedendo con il Pin) o presentando la domanda tramite patronati. In alternativa è possibile procedere contattando il call center dell'Inps, disponibile gratuitamente per i numeri fissi, a pagamento dai mobili. Nessuna incertezza sulla sede Inps competente che, come precisato dal Ministero dell'Istruzione, corrisponde a quella dell'ultima provincia in cui il dipendente ha prestato servizio. 

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