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JOBS ACT/ "L'aiutino" europeo per le riforme di Renzi

Le Regioni e alcuni Ministeri stanno programmando e attivando le prime iniziative usando i Fondi strutturali europei. Per STEFANO LOCATELLI è un'occasione da non perdere

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Le Regioni e alcuni Ministeri stanno programmando e attivando le prime iniziative a valere sui Fondi strutturali, frutto della negoziazione con la Commissione europea, previsti per il sessennio 2014-2020. In questo stesso periodo, il Governo Renzi sta affinando le riforme annunciate, in particolare quelle del mercato del lavoro, della Pubblica amministrazione, del Terzo settore e della scuola. Questa concomitanza è una grande occasione e non deve essere sprecata, in quanto i fondi comunitari non finanziano, o non dovrebbero finanziare, attività e servizi "ordinari", ma le sperimentazioni e le innovazioni. La grande occasione è quella di accompagnare le novità che vengono e verranno introdotte dalle riforme proposte, utilizzando le risorse della programmazione comunitaria.

Faccio degli esempi. Il Piano di rafforzamento amministrativo presentato dalle Regioni e dal Ministero non è il manuale delle buone maniere o del sarebbe bello, è la possibilità per portare delle innovazioni nella Pa. Deve tenere conto della riforma della Pa, dei piani previsti per l'anticorruzione, per la mobilità dei dipendenti pubblici, dell'agenda digitale, e nel caso, delle stabilizzazioni previste per alcuni enti pubblici. Il Piano di rafforzamento amministrativo è una grande scommessa per riqualificare il settore della Pubblica amministrazione, per dotarlo di strumenti e competenze necessarie.

La riforma del mercato del lavoro, il Jobs Act e i suoi decreti attuativi e la nuova Agenzia nazionale per il lavoro, che dovranno trovare un equilibrio con la nebulosa dei Centri per l'impiego dopo la "chiusura" delle Provincie, può, anzi deve trovare nella programmazione esecutiva dell'Obiettivo tematico 8 "Promuovere un'occupazione sostenibile e di qualità e sostenere la mobilità dei lavoratori", l'occasione per favorire e sperimentare i servizi di politica attiva per il lavoro, l'assegno di ricollocazione o dote. È l'occasione per chiudere la fase dei progettifici e offrire dei servizi di reale accompagnamento al lavoro, per chi non ha mai lavorato, per chi è stato espulso dal mercato del lavoro, e per chi rischia il posto. 

Il Terzo settore ha l'opportunità di diventare uno degli attori del mercato del lavoro, che si tratti di reddito minimo di inserimento o altre modalità per promuovere l'inclusione sociale. Le esperienze promosse dagli operatori del sociale, che si adoperano per contrastare il rischio sempre maggiore di povertà, presenti nel territorio, devono poter essere riconosciute per il valore che hanno. Non devono essere obbligate ad abbandonare la loro tradizione e modalità per cedere alla burocrazia dei gestori dei fondi. È indispensabile attivare subito le procedure per la standardizzazione delle prestazioni e dei relativi costi, per ridurre al minimo la gestione amministrativa. 

Non sarà sprecata l'occasione di riforme e utilizzo dei fondi se ognuno farà la sua parte. La responsabilità della programmazione e gestione dei Fondi strutturali non può essere delegata alle strutture regionali o agli operatori e poi lamentarsi se qualcosa non va. La responsabilità della programmazione comunitaria è in capo a un organo di rappresentanza della società civile, ed è il Comitato di sorveglianza. I componenti del Comitato sono nominati dalle associazioni dei lavoratori e delle imprese, dei comuni, del volontariato, delle provincie, delle camere di commercio, dei ministeri competenti, dalla stessa Commissione europea, quindi dai corpi intermedi, dalle istituzioni e dagli enti locali.