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Lavoro

CONTRATTI/ Il "bonus" di sindacati e imprese che aiuta i lavoratori

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In generale, quindi, la prospettiva adottata dalle parti sociali, una specie di lucidità collettiva, non deve, tuttavia, far pensare a un modello di welfare residuale o neo-liberista poiché essa risponde a un'impostazione prettamente funzionale e pragmatica. Solo per fare un altro esempio concreto, si possono citare qui gli accordi promossi dal Banco di Brescia e dalla Lanfranchi Spa di Palazzolo (BS). In questi casi l'azienda ha rimesso alla decisione del proprio dipendente se "welfarizzare" o meno una parte del premio di risultato, ovvero se incassare il premio nel modo tradizionale (in salario) oppure scegliere erogazioni esenti da tassazione e contribuzione (asili-nido, asili, spese per il diritto allo studio, spese di trasporto). Scegliendo la seconda soluzione questi incasserebbe il 100% della somma messa a disposizione dall'impresa, piuttosto che il 50% se optasse per il pagamento in denaro (30% per i contributi più il 20% medio per il pagamento delle tasse). 

In conclusione, ciò che emerge da tutte queste misure è la capacità del secondo welfare di intercettare bisogni, domande, interessi, logiche d'azione diverse non sempre riconducibili a schemi preordinati; i mutamenti recenti nelle pratiche del welfare, sono complementari, poi, ai processi di cambiamento degli assetti delle stesse relazioni industriali, con il ricorso vieppiù crescente a misure di welfare contrattuale cui si aggiunge anche la forte diffusione di quello aziendale.

 

(2- fine)

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