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Riforma pensioni 2015/ Inps Day, la proposta di Boeri con un convitato di pietra

Oggi Tito Boeri presenterà la Relazione Inps, probabilmente accompagnata dalla sua proposta di riforma delle pensioni. Il punto di MARIO CARDARELLI alla vigilia dell'appuntamento

Tito Boeri (Infophoto) Tito Boeri (Infophoto)

Dovremmo esserci. Oggi è l'Inps Day di Boeri, quando tra i "ballons d'essai" suoi e di Treu (già ex commissario straordinario Inps, battuto sul filo del traguardo della presidenza Inps proprio da Boeri e ripiegato a formulare la sua proposta dalla collinetta del Cnel a Roma) finalmente conosceremo nella sua forma definitiva la proposta per riformare gli estremi della legge Fornero sulla pensione anticipata e la flessibilità. Qualcuno dice con qualche giorno di ritardo dovuto alla fatica di trovare una quadratura tra il pensiero Boeri e l'adattabilità allo stato della situazione che registra sullo sfondo, dove l'attenzione della Commissione europea a Bruxelles è stata commentata da Renzi. 

Il Presidente del Consiglio ha sottolineato che mentre Tsipras promette riforme, noi le abbiamo già fatte. Il timore che si registra in modo abbastanza generalizzato, a partire dalle nostre Commissioni parlamentari è che la posizione di Bruxelles orientata a fare muro di fronte a tutto ciò possa prefigurare come un "fuori percorso greco post-referendario" proietti la sua ombra anche su quanto necessiti al nostro Paese per porre mano a ciò che pur impostando risparmi di lungo periodo, di fatto ha comportato esborsi consistenti (12 miliardi di euro circa) per correggere errori insiti nella riforma.

La prima riflessione spontanea che viene, guardando alle varie posizioni, è una: la polarizzazione del dibattito dove l'ombra Ue è il convitato di pietra capace di decidere in modo ultimativo in quale direzione l'Italia debba andare e in che modo, con il suo sistema pensionistico. Se è vero che l'equilibrio è condizione necessaria e imprescindibile, altrettanta condizione necessaria è che la contabilità possa valutare in modo sereno come procedere per attuare il cambiamento alla luce di un'esigenza di equità e di adeguata posizione economica e sociale imprescindibile. Quest'ultima non è affatto estranea, bensì convergente, aduna modulazione di flussi finanziari di risparmio e di scelte d'investimento, atte a sostenere, non ultimo e non minimale come obiettivo, anche la domanda interna di una fascia anagrafica di peso consistente nell'attuale demografia economica dell'Italia.

Nelle scelte di politica economica bisogna essere sempre consapevoli che esiste un indirizzo preferito anziché un altro. Nelle scelte che poi riguardano una situazione articolata, complessa e con notazioni di gravità già sperimentate, gli indirizzi spesso alternativi, che siano di destra, di centro o di sinistra, finiscono per buona parte a doversi misurare con la stessa situazione e a convergere per provvedimenti che poi non sono più di destra e di sinistra, ma che devono avere alla loro base onestà intellettuale e responsabilità politica erga omnes. E questo deve avvenire anche se la storia ci mostra che le forzature di parte, dirette a un risultato di breve periodo e di attribuzioni di meriti (e di risultati politici) a chi se ne fa portatore, se hanno un qualche successo, pagano un prezzo più alto, sia nel tempo sia per le condizioni che perpetuano, sia in quelle che creano ex novo.

E qui arriviamo al conquibus. Orbene se il problema del viatico europeo è quello del convitato che ha posto (o viene detto che abbia posto) come condizioni essenziali non solo (perché già noto) il mantenimento di compatibilità spesso anche difficili per i Paesi interessati, ma anche una stretta di difficile comprensione, perché ora contabile pura, ora di mera imputazione, concentriamoci dunque sul problema.