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Riforma pensioni 2015: a Renzi e Poletti due “bussole” per cambiare la Fornero

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In Italia ci sono stratificazioni di comportamenti sociali che non sono ancora quelli di un Paese in piena modernità capitalistica. Il peso del welfare familiare, che soprattutto in periodo di crisi ha avuto un ruolo decisivo, da noi è ancora in larga parte sopportato dalle donne. Il problema è dunque concedere soprattutto alle lavoratrici una possibilità di accesso flessibile, naturalmente con penalizzazioni, al trattamento pensionistico. Ma lo stesso si può prevedere per i lavoratori maschi intorno ai 60 anni che rischiano un’espulsione irreversibile dal mercato del lavoro.

 

Bisogna prevedere misure anche per i lavoratori anziani che perdono il lavoro?

Come giustamente ha ribadito il presidente Inps Boeri, un altro tema importante è quello del sostegno del reddito degli over 55. Questi ultimi, essendo fuoriusciti dal mercato del lavoro a un’età avanzata, sono comunque troppo giovani per accedere al trattamento pensionistico. Da parte di questi soggetti c’è una fascia di sofferenza sociale molto forte.

 

È sufficiente un intervento per gli over 55?

No. Per affrontare in modo efficace il problema della povertà assoluta, che pure sembra essersi arrestata ma che rimane sempre un bubbone terribile, occorre dotarsi di un reddito minimo garantito. È un tema che è stato sollevato dallo stesso presidente Boeri, sostenendo la necessità di introdurre una forma di “assegno sociale” rivolto a questi soggetti. Va ovviamente unito a strumenti di riattivazione di chi perde il lavoro, distinti dalla questione della flessibilità dei requisiti di accesso alla pensione. A essere coinvolta è una platea di soggetti che non potrebbe comunque ancora aspirare ad avere un trattamento pensionistico reso più flessibile nelle condizioni di accesso.

 

(Pietro Vernizzi)

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