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Lavoro

RIFORMA PENSIONI 2015 / La beffa in arrivo: in pensione più tardi, ma con gli stessi soldi

Riforma pensioni 2015, il responsabile economico del Pd Filippo Taddei conferma l'intenzione del governo di rendere più flessibile l'uscita dal mondo del lavoro. Tutte le novità

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Una beffa sulle pensioni per milioni di italiani. Così il sito del Il Giornale commenta le disposizioni del decreto Poletti dello scorso 22 giugno che comporteranno dall’anno prossimo quote contributive saranno più basse. È stato Il Sole 24 Ore a ricordare come cambieranno le cose in ambito previdenziale dallo stesso anno e il risultato è che si andrà in pensione più tardi ottenendo di fatto lo stesso importo che si sarebbe avuto con le vecchie regole, nonostante gli anni di contributi versati in più.

Cesare Damiano prosegue la sua “battaglia” in due tempi per portare dei cambiamenti al sistema pensionistico italiano e ha fatto sapere che per il 9 settembre è stato fissato un incontro con i ministeri del Lavoro e dell’Economi, l’Inps e la Ragioneria generale dello Stato per sbloccare Opzione donna e la settima salvaguardia degli esodati. Il Presidente della commissione Lavoro è già poi concentrato sull’introduzione di un meccanismo di flessibilità nella Legge di stabilità e ricorda che Renzi, Padoan, Poletti, Boeri e Taddei hanno preso una sorta di “impegno” a intervenire sul tema. Ora si tratterà di capire la modalità con cui verrà fatta questa operazione.

Anche la sociologa Chiara Saraceno, dalle pagine di Repubblica, interviene sul tema della riforma delle pensioni, ricordando come Opzione donna possa non essere sufficiente per molte italiane, che non possono permettersi un ricalcolo contributivo pieno, tenuto conto che durante la loro vita lavorativa possono aver già subito penalizzazioni reddituali e di carriera per essersi dedicate ai propri figli. Ecco allora che la Professoressa ricorda la necessità di prevedere “premialità” (ovvero dei contributi figurativi) per le donne che si sono dedicate a questo intenso lavoro di cura. Va detto che in questo senso vi sono le proposte di Maria Luisa Gnecchi, membro della commissione Lavoro della Camera. Bisognerà vedere però se il Governo le farà proprie con la Legge di stabilità.

Un articolo su Il Messaggero di oggi rischia di accendere una non piacevole polemica sui privilegi di talune categorie di lavoratori. Spulciando il bilancio della Camera dei deputati, sceso sotto il miliardo di euro (986 milioni), il quotidiano romano ha scoperto infatti che le spese per stipendi e pensioni dei dipendenti costano quasi 490 milioni di euro, praticamente la metà dell’intero bilancio. Una cifra nettamente superiore a stipendi (145 milioni) e vitalizi (138 milioni) dei deputati.

Sì a una riforma delle pensioni che renda più flessibile l'uscita dal mondo del lavoro. Lo ha confermato in un’intervista a La Repubblica Filippo Taddei, responsabile economico del Pd, confermando le recenti indiscrezioni secondo le quali il governo starebbe lavorando proprio a queste norme da inserire nella prossima legge di stabilità. "Assolutamente. Una misura per la generazione intrappolata dalla riforma Fornero. Ma anche un aiuto per il Paese a cogliere l'opportunità della ripresa e ad accrescere le assunzioni di giovani", ha detto Taddei che ha commentato anche i dati sull’occupazione diffusi recentemente dall’Inps. "È la più forte stabilizzazione di contratti che osserviamo dal 2007: quattro assunzioni su dieci ora avvengono a tempo indeterminato", ha aggiunto l’esponente del Pd secondo cui si tratta di "un segnale molto forte di inversione di tendenza e non casuale", frutto di "un impegno riformatore, grazie a Jobs Act e incentivi fiscali".

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