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IL CASO/ Electrolux al lavoro a Ferragosto: operai ingrati o dirigenti taccagni?

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Siccome il lavoro sta divenendo sempre più, anzi quasi solo, una questione "de sghei", il rischio è che laddove la fame, la voracità, le necessità umane, siano più alte, lì si produca a prescindere e si schiacci il lavoratore sul solo rapporto denaro-occupazione. Per contro tra le righe delle varie, e talora un po' strambe, dichiarazioni che si sono accumulate sul caso Electrolux, l'impressione che emerge è che uno degli argomenti usati strumentalmente per far pressione sulla maestranze, sia stato quello della crisi aziendale: "Ma come, siamo in crisi e voi non volete lavorare il 15 di agosto, giornata che a noi svedesi non dice nulla?". Operai ingrati e fannulloni o dirigenti miopi e taccagni? Oppure uno scontro salariale e poi anche culturale? 

Sta di fatto che si conferma che il problema di fondo è il rapporto tra i ritmi, le caratteristiche del lavoro che ognuno di noi è chiamato quotidianamente a compiere, e le esigenze del mercato: nessuna regola può sciogliere questo nodo. C'è, cioè, una domanda alla quale sfuggiamo, ma che ci attende dietro ogni angolo: come essere "signori" del lavoro e non "schiavi", come definire i confini tra la libertà individuale e la necessità diffusa di tenere un livello di qualità della vita pari almeno a quello attuale? 

Lavorare il 15 agosto non è sfruttamento, tant'è che quel giorno un sacco di persone andranno in produzione o assicureranno servizi di pubblica utilità. Ma, domandiamoci, se non è un giorno come gli altri, perché non pagare di più? E più in generale, perché al rilancio produttivo, e il tema riguarda tutta l'Italia, non si appaia ancora (o almeno non ancora abbastanza), l'incremento occupazionale? Non è che per caso l'imprenditoria italiana non ha ancora capito che si lavora meglio (e di più) quando si lavora bene, cioè si è soddisfatti? E anche "San Matteo Renzi" con i suoi sostegni economici non potrà salvare quelle aziende i cui padroni non hanno ancora fatto i conti con le novità del dopo-crisi o che ancora scambiano la Grande Depressione di inizio Terzo Millennio con il proprio umore nero per i minori guadagni personali.

Forse, quindi, dovrebbe davvero far riflettere tutti quanto avvenuto in provincia di Forlì durante la canicola estiva, con l'improvvisa astensione dal lavoro dell'80% dei dipendenti: chiedevano semplicemente temperature meno elevate in fabbrica, più pause e orari ridotti. Cioè chiedevano di lavorare sì, ma in condizioni più umane.

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