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Lavoro

JOBS ACT/ La "vacanza" che frena ancora il lavoro in Italia

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Restano però da attuare le tutele sul mercato. Qui sono già in azione gli strumenti passivi. L’estensione del sostegno al reddito, sostitutivo dell’uso abnorme della cassa integrazione, è già operativa. Non è ancora estesa in modo universalistico ma ci arriverà a breve. Dovrà avviarsi così la condizionalità di politica passiva con obbligo di seguire una politica attiva per la ricollocazione. Perché decolli questo aspetto deve però essere definita la rete di servizi al lavoro indispensabile per fornire i servizi di ricerca di nuova occupazione. Su questo punto il ritardo è evidente. Da un lato sono i decreti scritti nel peggior burocratese. Rispetto al resto del Jobs Act sono la parte meno chiara e ancora con troppi rimandi attuativi.

Resta inoltre la necessità di coordinarsi con le competenze che le regioni hanno in materia e decidere come gestire le competenze sui Centri per l’impiego che dipendevano dalle province. L’assenza di una agenzia nazionale che individui un metodo unico per il territorio nazionale, che assicuri l’universalità dei trattamenti, pur rispettando eventuali metodologie regionali migliorative, è il vuoto principale che resta da colmare.

Come si vede vi sono temi ancora aperti affinché gli obiettivi posti dal Jobs Act siano effettivi e possano sostenere le politiche di sviluppo. Le forze sociali e sindacali saranno determinanti nel fare accelerare i tempi di attuazione se accetteranno un ruolo di governance responsabile abbandonando logiche rivendicative e corporative.

La responsabilità principale è però delle forze politiche. Se la scelta di fondo è ormai operata non possono allevare sui territori, con la scusa delle autonome territoriali e regionali, un’opposizione di fatto all’applicazione della riforma nei servizi ai disoccupati. Il lavoro è bene primario nella vita delle persone. Una politica che non se ne occupa con una visione strategica è una politica che si arrende e che non svolge il suo compito. Sarebbe un regalo enorme all’antipolitica e al populismo che godono già di troppi sostegni.

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