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RIFORMA PENSIONI 2015/ Opzione donna, rischio beffa per tre mesi nell’età anagrafica: parte la mobilitazione

Riforma Pensioni 2015, news: nei piani del Governo norma a sostegno di Esodati, per l’opzione donna e possibile approvazione della quota 41 per i lavoratori precoci.

Pier Carlo Padoan (Infophoto2) Pier Carlo Padoan (Infophoto2)

Dopo una grande soddisfazione c’è preoccupazione tra le italiane che si sono battute per “sbloccare” Opzione donna. Al sempre attento e vigile “Comitato Opzione donna” non sono infatti sfuggite alcune osservazioni riguardo l’aumento dell’aspettativa di vita, che potrebbe portare a una beffa per molte delle persone che hanno presentato domanda (o hanno intenzione di farlo) per accedere alle pensione anticipata con 35 anni di contributi e 57 di età (58 nel caso di lavoratrici autonome). Potrebbero infatti servire tre mesi in più nel requisito anagrafico. Dunque dopo la “vittoria” per aver convinto Governo e Inps a rendere possibile l’accesso a Opzione donna fino al 31 dicembre 2015 ci sarebbe il rischio di una beffa (basti pensare alle nate negli ultimi tre mesi del 1958). Ecco quindi che è partita la mobilitazione, attraverso mail inviate ai membri della commissione Lavoro della Camera, finora molto sensibili alla causa del comitato, per chiedere che se realmente il requisito minimo è di 57 anni e tre mesi (58 anni e tre mesi per le autonome), allora quei tre mesi aggiuntivi vengano “scontati” come decorrenza della pensione. Diversamente alcune italiane che hanno presentato domanda (o vorrebbero farlo) rischierebbero di trovarsi escluse.

In questi giorni continuano gli approfondimenti dei quotidiani sulle pensioni, in vista della possibile introduzione della flessibilità con la prossima Legge di stabilità. Tra questi è possibile trovare le diverse ipotesi allo studio, come ha fatto Il Sole 24 Ore. La prima è quella del Ddl Damiano: 35 anni di contributi, almeno 62 di età e penalizzazione massima dell’8% (2% per ogni anno di anticipo rispetto ai 66 e “sconto” sulla penalizzazione per anni di contribuzione superiori ai 35). C’è poi la “quota 100”, per cui è possibile andare in pensione sommando almeno 35 anni di contributi e l’età anagrafica purché il risultato sia almeno 100, con una decurtazione del 2-3% per ogni anno di anticipo. Il problema in entrambi i casi, sottolinea il quotidiano di Confindustria, è che si tratta di misure che costano tra gli 8,5 e i 10,6 miliardi di euro alle casse pubbliche. Per questo Il Secolo XIX ricorda che una delle idee è quella di portare la penalizzazione massima al 12%.

Sugli esodati, scrive Il Sole 24 Ore di oggi, c’è una certa confusione sui numeri di italiani che ancora andrebbero salvaguardati. Già dai dati ufficiali Inps sui sei provvedimenti adottati dal 2012 a oggi si capisce che non tutte le domande presentate sono state accolte. Il punto è che per poter stanziare le giuste risorse bisognerebbe capire a quale platea occorre estendere la tutela. Probabilmente il 9 settembre, giorno fissato per un nuovo incontro tra Inps, ministeri del Lavoro e dell’Economia, Ragioneria generale dello Stato e parlamentari si capirà qualcosa di più su un eventuale settima salvaguardia.

Gianfranco Librandi, deputato di Scelta Civica, si schiera contro la staffetta generazionale. Le sue dichiarazioni riportate da Il Saronno (Librandi è saronnese) non lasciano dubbi sulla sua avversità a una riforma delle pensioni che si muova in tale direzione. Per Librandi, non bisogna illudere gli italiani che l’unico modo di aumentare l’occupazione giovanile siano i prepensionamenti. Dunque il lavoro va creato, facendo in modo che i giovani lavorino fianco a fianco con i lavoratori più esperti e anziani per un trasferimento graduale di competenze.

Cesare Damiano, sempre attento al tema delle pensioni, negli ultimi giorni sembra parecchio preoccupato da quel che accade in Cina: una situazione che richiede, a suo dire, il massimo impegno per stimolare la crescita economica del Paese, con una Legge di stabilità il più possibile espansiva. L’ex ministro chiede quindi a Renzi di convocare l’assemblea del gruppo Pd di Camera e Senato per una discussione di fondo sull’economia. In una manovra più espansiva ci sarebbe spazio per una riforma delle pensioni? Tenendo conto delle precedenti dichiarazioni di Damiano crediamo proprio di sì: diverse volte ha infatti sostenuto che la flessibilità si può tradurre in maggior opportunità di lavoro per i giovani e quindi di crescita economica.

Il dibattito sulla riforma delle pensioni non si ferma mai. Infatti, nonostante le vacanze estive siano ormai nel pieno con l’attività parlamentare ridotta ai minimi termini, continuano ad arrivare illazioni ed indiscrezioni sulla riforma del sistema pensionistico che dovrebbe essere inserita all’interno della Legge di Stabilità 2016. A quanto pare, il Ministro dell’Economica Pier Carlo Padoan, sta già lavorando ad una serie di soluzione per migliore il sistema pensionistico ed in particolare sta indirizzando i propri sforzi all’ottenimento di una maggiore flessibilità in uscita dal mondo del lavoro. La norma dovrebbe consentire di andare prima in pensione tuttavia cedendo una percentuale dell’importo mensile a cui si avrebbe diritto. Inoltre, il Governo dovrebbe intervenire per quanto concerne le questioni degli Esodati e della cosiddetta opzione donna. Ci sono anche voci speranzose secondo le quali si potrebbe arrivare alla quota 41 per i cosiddetti lavoratori precoci.

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COMMENTI
14/08/2015 - Damiano (marco falini)

Mi sembra corretta la posizione di Damiano sulla necessita' di una manovra espansiva intelligente. Purtroppo (anche) nel pd i keynesiani sono in netta minoranza.