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SINDACATI E POLITICA/ L’autunno della rappresentanza dopo il Jobs Act

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Il tema della rappresentanza non ha solo un risvolto sotto l’aspetto economico. Dal punto di vista sociale diventerà più stringente una dimensione associativa (sempre cara alla Cisl) del ruolo del sindacato: il primato dell’iscritto, di colui che decide di partecipare e di “compromettersi” (inteso nel senso più nobile, cioè mettere in gioco qualcosa di sé). Sempre di più occorrerà prendere consapevolezza che le organizzazioni di rappresentanza avranno un presente oggi e un futuro domani, nella misura in cui affermeranno la centralità del singolo, la potenza del singolo “io” all’interno di una dinamica aggregativa che investe milioni di persone. 

Diviene necessario quindi generare ambiti di partecipazione, in grado di stimolare ed educare il protagonismo e il desiderio di incidere nella realtà: è sorprendente e commovente che anche nel settore della somministrazione (lavoratori temporanei) come Cisl abbiamo eletto e nominato dei rappresentanti sindacali tra i lavoratori, dove i pur legittimi timori di avere un rapporto di lavoro non stabile - condizione sicuramente non favorevole - non pregiudica la possibilità di esercitare un protagonismo, non pregiudica la possibilità di “dire io”.

Le associazioni di rappresentanza hanno il grande compito di regolarsi e definirsi sulla base di indicatori oggettivi e misurabili (prima che sia lo Stato a legiferare in materia), ma soprattutto devono affermare la centralità del singolo che aderisce per essere rappresentato: questa rappresentanza non è più una dinamica passiva, ma esprime il condividere insieme un pezzo di strada, compromettendosi reciprocamente in una compagnia.

Solo così i corpi intermedi avranno un futuro, non solo i sindacati, ma tutte quelle realtà che hanno la presunzione di rappresentare qualcuno o qualcosa.

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