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IL CASO/ Nuovi contratti di lavoro per i dipendenti pubblici?

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La responsabilizzazione non può non riguardare poi Regioni, enti locali e aziende sanitarie, ai quali occorre, a parità di investimento complessivo, aumentare le risorse della  contrattazione decentrata da gestire e da finalizzare a progetti e obiettivi di miglioramento. C'è da vincere la facile obiezione di chi considera immaturi e incapaci gli Enti territoriali, artatamente individuati quali unici responsabili della corruzione e dello spreco del denaro pubblico.

Vale la pena dare ancora fiducia a questo livello del sistema pubblico? Sì, a due condizioni: 1. portare a termine il percorso di sussidiarietà fiscale teso a stabilire fabbisogni e costi standard, compresi quelli relativi al personale e ai Ccnl; 2. istituire, sul modello della recente riforma del servizio sanitario lombardo, Agenzie indipendenti di controllo dei risultati, in grado di misurare costi/benefici dei contratti di lavoro decentrati e di applicare premi/sanzioni sulla base di parametri oggettivi.

Da ultimo i lavoratori, che vanno direttamente motivati e coinvolti nel processo di miglioramento degli Enti e delle Aziende nei quali lavorano: gli strumenti tecnico-normativi per favorire e incentivare questo impegno ci sono già.

La strada da intraprendere non è facile perché occorre compiere un cambio di paradigma che rimetta al centro la preoccupazione esclusiva per il bene comune, al di sopra degli interessi corporativi delle burocrazie di tutti i tipi oggi imperanti, siano esse datoriali o sindacali. E' però una strada inevitabile perché, aldilà del circolo virtuoso "fiducia-responsabilizzazione-controllo-premi/sanzioni", l'unica logica è quella attuale: un'omologazione di tutti, con soluzioni studiate a tavolino e calate dall'alto, che contribuisce ad allontanare sempre di più il potere dai cittadini e la Pa dal Paese reale.

 

(Samuel Dal Gesso)

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