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Riforma Pensioni 2015/ Treu: flessibilità, tra penalizzazioni e prestito ecco come arrivarci

Tiziano Treu Tiziano Treu

In altri Paesi si applica una riduzione del 4/5% annuo, con costi minori per il Fisco e maggiori per i lavoratori che scelgono di ritirarsi prima, i quali perdono anche il 15-20% della pensione. Con l’Opzione donna siamo già in quest’ordine di idee, con una penalizzazione del 4% annuo.

 

Quali sarebbero invece le soluzioni meno costose?

Tra le soluzioni meno costose c’è il cosiddetto “prestito ponte”, già preso in considerazione prima dal ministro Enrico Giovannini e dopo di lui da Giuliano Poletti. È un intervento che richiederebbe risorse relativamente limitate, perché si tratta soltanto di un’anticipazione di valuta. Può costare un po’ di più allo Stato se la restituzione è molto scaglionata nel tempo, magari con qualche piccolo contributo.

 

Sarebbe vantaggioso per gli anziani che si ritirano prima dal lavoro?

Sì, può essere utile per molte persone perché si anticipa una parte della pensione. Se un anziano non ha più le energie per rimanere al lavoro, o se il lavoro purtroppo viene meno, in questo modo una persona ha di che vivere, e quando poi è arrivata all’età pensionabile le si fa il conguaglio.

 

Esistono anche altre possibili soluzioni?

Indubbiamente. A suo tempo ho anche concepito e proposto una “soluzione a metà”, sul modello di quanto avviene in altri Paesi. Si potrebbe fare lavorare gli anziani part-time, in modo da aprire la strada per i giovani. Poiché chi fa il part-time perderebbe una parte di retribuzione, la si potrebbe completare con mezza pensione come avviene già in Francia. È una flessibilità “a metà”, che può essere positiva anche sul piano personale perché uno non passa improvvisamente dal lavoro a tempo pieno alla pensione, ma esce progressivamente dal mondo del lavoro.

 

(Pietro Vernizzi)

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