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Lavoro

RIFORMA PENSIONI 2015/ Damiano contro il taglio ai contributi per le pensioni future

Riforma pensioni 2015, le news sulle possibili modifiche del Governo al sistema previdenziale nella Legge di stabilità, dalla flessibilità a Opzione donna fino ai lavoratori precoci

Giuliano Poletti (Infophoto)Giuliano Poletti (Infophoto)

Il primo a prendere duramente posizione contro l’ipotesi di un taglio del cuneo fiscale a discapito delle future pensioni dei lavoratori è Cesare Damiano. Il Presidente della commissione Lavoro della Camera, da tempo promotore di una riforma delle pensioni, fa infatti notare che per le nuove generazioni già il calcolo contributivo pieno porterà ad assegni più bassi e quindi non è il caso di diminuirne ancora. Damiano si augura che l’idea di una manovra del genere non abbia reale fondamento nelle intenzioni del governo, che oltretutto ha inasprito l’imposizione fiscale sui fondi pensione integrativi e non potrebbe certo arrivare a incentivarli ora a discapito della previdenza pubblica.

Si avvicina la Legge di stabilità, che dovrebbe contenere anche una riforma delle pensioni nella direzione della flessiblità. E i Vigili del fuoco si preparano a scendere in piazza: vogliono uno sblocco del turn-over e una revisione del trattamento retributivo e previdenziale con la parificazione agli altri corpi di pubblica sicurezza. Conapo, il sindacato autonomo della categoria, segnala tra le altre cose che non ci sono trattamenti pensionistici legati all’attività operativa di cui invece godono gli altri Corpi dello Stato.

Insieme alla sospirata flessibilità, la Legge di stabilità potrebbe portare una brutta sorpresa in tema di pensioni. Il Governo sembra ormai essersi spinto troppo oltre per fare passi indietro su modifiche alla legge Fornero che consentano in ingresso anticipato alla quiescenza, ma è altresì impegnato a sostenere il mercato del lavoro. La decontribuzione dei contratti a tempo indeterminato ha infatti fornito degli incentivi a stabilizzare i rapporti di lavoro e a creare nuovi posti, ma il tasso di disoccupazione resta ancora alto. A quanto si sta facendo strada l’ipotesi non tanto di rinnovare la decontribuzione per un altro anno, ma di rendere strutturale un taglio del cuneo contributivo per chi verrà assunto con il contratto a tutele crescenti. Si parla di 6 punti complessivi: 3 a carico dell’impresa e altrettanti a carico del lavoratore. Questa mossa avrebbe anche il vantaggio di essere “a costo zero” per lo Stato, dato che al massimo ci sarebbe da tamponare i mancati introiti per l’Inps.

Tuttavia questa mossa avrebbe un “lato oscuro”, ovvero una diminuzione dei contributi previdenziali versati. In soldoni, pensioni più basse in futuro. Il Governo potrebbe “limitare” questa perdita consentendo al lavoratore di versare i suoi tre punti di cuneo in meno in un fondo pensione integrativo oppure direttamente in busta paga. Anche se in quest’ultimo caso non solo vedrebbe scemare il suo reddito futuro da pensionato, ma dovrebbe anche vedersi tassata quella somma in busta paga. Vedremo se questo piano resterà solo sulla carta o se si concretizzerà.

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