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Lavoro

SINDACATI E POLITICA/ Le "decisioni impopolari" vitali per Cgil, Cisl e Uil

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Come uscire da questo asfissiante accerchiamento? La dialettica mediatica è la strategia peggiore. Chi viene accusato di parlare troppo non è efficace se si difende parlando ancor di più. Meglio allora il racconto dell'importanza del sindacato non quando è seduto nella Sala Verde di Palazzo Chigi, ma quando contratta nelle centinaia di migliaia di imprese italiane. Non c'è niente da inventare: si tratta di riscoprire e, soprattutto, comunicare, il nucleo dell'azione sindacale, che non è la rappresentanza politica dei lavoratori, ma la promozione e la difesa del lavoro e del suo significato.

Scriveva Mario Romani nel 1969: «Dovrebbe essere un impegno di tutti, quello di tenere il più possibile lontana l'azione sindacale dalle evasioni e dai falsi problemi e tenerla, invece, il più vicina alle vere questioni che formano ostacolo al progresso economico e sociale dei lavoratori. Certo, non andare per le vie della facile evasione e cercare, invece, di stare più vicino possibile ai veri e concreti problemi che la tutela mette davanti giorno per giorno, richiede il coraggio delle decisioni impopolari».

Nel periodo del Jobs Act, ovvero dell'intervento normativo sul lavoro che, indipendentemente dal valore delle singole disposizioni tecniche, più di ogni altro in passato mira a una marcata disintermediazione della regolazione lavoro (quindi al superamento dei corpi intermedi, tanto sindacali quanto datoriali) e a un'individualizzazione del rapporto di lavoro (quindi più contrattazione individuale e meno contrattazione collettiva, tanto di primo quanto di secondo livello), sarebbe davvero importante prendere "decisioni impopolari" (in termini di gestione del potere) e tornare a mostrare alla società e alla politica che il fenomeno sindacale è una dimensione inevitabile del lavoro umano, un'esigenza naturale della persona che cerca nel "noi" non solo e non tanto un luogo di difesa contro lo "sfruttamento capitalistico", quanto la possibilità di trovare un significato nel lavoro di tutti i giorni, qualunque esso sia e ovunque sia svolto.

Non conta la legittimazione "dall'alto", la concessione di parola data dalla politica. Solo una rilegittimazione "dal basso", determinata dal convinto e volontario (prima ancora che numeroso) consenso di lavoratori e non lavoratori può far sì che il sindacato riguadagni quel consenso che inevitabilmente lo renderà interlocutore necessario per il Parlamento e per il Governo.

 

Twitter @EMassagli

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