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Riforma Pensioni 2015 / Bruni: per lavoratori precoci, esodati e donne non basta una "sanatoria"

Per LUIGINO BRUNI, è giusta una riforma delle pensioni rivolta ai lavoratori precoci, così come creare canali preferenziali per le donne. Ma occorre risolvere il problema alla radice

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«È giusto consentire di andare in pensione ai lavoratori precoci con più di 40 anni di contributi, così come creare canali preferenziali per le donne che hanno meno contribuiti perché hanno passato i migliori anni della loro vita a prendersi cura della famiglia. In entrambi i casi però non basta una sanatoria, occorre risolvere il problema alla radice». È la tesi di Luigino Bruni, professore di Economia politica all’Università Lumsa di Roma. Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro alla Camera dei deputati, ha proposto di istituire la cosiddetta “Quota 41”. In pratica chi ha iniziato a lavorare molto giovane secondo questa proposta potrà andare in pensione con 41 anni di contributi, a prescindere dall’età e senza penalizzazioni. Ma al centro del dibattito ci sono anche donne ed esodati.

Che cosa ne pensa di “Quota 41” proposta da Cesare Damiano? È una soluzione interessante per i lavoratori che in passato hanno iniziato molto giovani e quindi oggi a meno di 60 anni hanno raggiunto i 41 anni di contributi. Non la ritengo però la modalità da privilegiare per il futuro, perché il numero delle persone che oggi entrano nel mercato del lavoro a 15 anni è in grande calo proprio in quanto c’è un innalzamento progressivo del periodo scolare. Anzi allo stato attuale è da scoraggiare che un 15enne smetta di studiare e vada a lavorare.

Quindi è a favore o contro la proposta di Damiano? Quota 41 non è una grande soluzione pensando al futuro, anche se rispetto al presente può andare bene. Un 15enne che va a lavorare normalmente fa mestieri molto semplici, manuali e senza una grande qualità tecnica o intellettuale. Mi sembra quindi giusto che dopo 41 anni si possa dedicare ad altro. Più in generale, l’Occidente deve puntare a una riduzione del numero di anni di lavoro per tutti. Il lavoro non può occupare tutto lo spazio vitale di una persona negli anni migliori di una vita, bensì soltanto una parte. Vedo quindi con favore che una persona che ha lavorato per più di 40 anni possa andare in pensione prima.

Che cosa si può fare invece per le donne che hanno meno contributi perché hanno dedicato degli anni alla maternità o alla cura dei familiari? In primo luogo occorre una sanatoria per quelle donne che in passato hanno svolto servizi di cura in un modo sproporzionato rispetto agli uomini. Non dimentichiamo che in Italia il boom economico e industriale negli anni passati è stato reso possibile dal fatto che c’era un “esercito” di donne che svolgeva servizi di cura non pagati per i loro mariti. Noi abbiamo un debito relazionale e di cura nei confronti delle donne che è impressionante. È giusto quindi compiere una sanatoria e cercare di allineare le posizioni delle donne che hanno sacrificato gli anni migliori della loro vita lavorativa per occuparsi di servizi di cura familiare.

Lei auspica una soluzione che vada alla radice del problema. Quale sarebbe?