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Lavoro

JOBS ACT/ Petteni (Cisl): c'è un nuovo articolo 18 per il futuro

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Spero che il ministro Poletti ascolti gli operatori generosi, quelli che hanno una visione. Penso che dobbiamo sperimentare strade nuove in questa direzione e il meglio della sperimentazione farlo diventare modello. Sulle politiche attive abbiamo l'esempio della dote lavoro della Lombardia da cui potremmo partire.

 

Proprio sulle politiche attive c'è però il rischio di un'eccessiva centralizzazione…

Credo che ci possa essere spazio per avere delle linee di indirizzo generali e degli elementi specifici di azione nei territori. Ci deve essere un equilibrio tra un governo di questi processi a livello generale e la possibilità di azione a livello territoriale.

 

Tornando al Jobs Act, non crede che si sia ampliato il dualismo già esistente tra il settore pubblico e quello privato, dato che la riforma non si applica alla Pubblica amministrazione?

Mi auguro che si possa andare verso un mercato del lavoro il più omogeneo possibile. Anche perché non ci sono più le ragioni che c'erano in passato per giustificare una differenza tra pubblico e privato. L'applicazione della riforma nel pubblico impiego avrebbe vantaggi per tantissimi lavoratori, anche perché oggi uno dei settori che usa di più collaborazioni e contratti a progetto, che si regolamentano meglio nel privato, è proprio il pubblico. Spero che come avvenuto in ambito pensionistico si possa arrivare anche in quello del lavoro a un'omogeneità. Se avviene con il concorso delle Parti sociali ancora meglio.

 

Ultimamente si parla dell'opportunità di rinnovare la decontribuzione per i contratti a tempo indeterminato. Lei cosa ne pensa?

Siamo stati sostenitori di questa defiscalizzazione perché occorreva rimettere al centro, anche a livello culturale, il tempo indeterminato. Ho avuto un sussulto ogni volta che sentivo dire, anche da sindacalisti, che si trattava di un regalo alle aziende, perché vuol dire non vivere nella realtà, dato che si sta finalmente favorendo una forma di lavoro migliore. Penso che nella prossima Legge di stabilità bisognerebbe passare a sgravi più mirati, individuando quelle fasce o situazioni che hanno più bisogno di sostegno.

 

Dalla prossima Legge di stabilità cosa vi aspettate? È parso che Furlan chiedesse l'introduzione di una patrimoniale…

Dalla Legge di stabilità ci aspettiamo interventi importanti, in particolare sulla crescita, perché abbiamo un tasso di disoccupazione superiore al 12%. Speriamo in una flessibilità europea che permetta di superare l'austerità: c'è bisogno di allargare un po' i cordoni della borsa, anche a fronte degli sforzi che il Paese sta facendo. Più che un discorso di patrimoniale, noi vorremmo che nella situazione attuale, dove la forbice di povertà si sta ampliando, coloro che hanno di più diano qualcosa di più, in modo che le fasce più basse abbiano un po' più di ossigeno e possano alimentare la domanda interna.

 

Sembra che nella Legge di stabilità ci sarà anche un intervento sulle pensioni. Rispetto alle diverse ipotesi in campo qual è la sua preferita?

La necessità di una flessibilità pensionistica è sotto gli occhi di tutti. Continuo a pensare che occorra una sorta di contratto di solidarietà intergenerazionale, attraverso cui un lavoratore vicino alla pensione può uscire con meccanismi di flessibilità e l'azienda assumere un giovane. Si tratterebbe anche di uno strumento per ricostruire rapporti positivi tra le generazioni. 

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