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Lavoro

JOBS ACT/ Le "fregature" della riforma che nessuno dice

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La conseguenza è che già oggi il datore di lavoro sa che il lavoratore molto più difficilmente cambierà lavoro e che quindi avrà da subito un potere negoziale di molto inferiore. Respingiamo da subito un’altra obiezione teorica: il nuovo contratto essendo più flessibile “ha attaccato” da subito uno stipendio più alto. È una teoria molto bella e affascinante che però si applica in un Paese che arriva da otto anni di recessione, con una disoccupazione a due cifre in un sistema industriale che a fatica compete con sistemi estremamente più efficienti con molte meno tasse e molti meno diritti. Nessuno offrirà aumenti consistenti in questa fase, a meno che per i lavoratori iper-qualificati e ricercati di cui sopra. La conclusione è che ci hanno perso molto sia i lavoratori futuri che quelli attuali.

Nessuno vieta la contrattazione ad hoc di tutele migliori nel nuovo contratto, ma a questo punto perché non prevedere per le imprese che vogliono la possibilità di concedere ancora il vecchio contratto? Non si può ovviamente, perché altrimenti tutti gli effetti del Jobs Act, in termini di compressione del potere contrattuale del lavoratore, finirebbero; l’impresa A che decide di offrire il vecchio contratto a parità di prezzo spiazzerebbe completamente l’impresa B nel reclutamento dei talenti/lavoratori migliori o più affidabili.

La seconda enorme questione è questa: tutto quello di cui sopra non si applica al settore pubblico. Le ipertutele del contratto pubblico che danno vita a ingiustizie incredibili che finiscono sui giornali un giorno sì e l’altro pure e che consentono di bloccare la capitale del Paese perché si vogliono introdurre i tornelli non solo non finiscono ma rimangono. La differenza tra lavoratore privato e lavoratore pubblico diventa enorme creando una classe di iper-tutelati in un mondo di bassissime tutele. La conseguenza evidente è che il contratto pubblico oggi è molto più attraente di quello privato di quanto lo fosse sei mesi fa; il mito del posto fisso statale diventa inamovibile sia perché sette anni di crisi hanno lasciato il settore pubblico completamente al riparo, anche di fronte a amministrazioni fallite e inutili e anche di fronte a casi incredibili di disservizi e inadempienze, sia perché quello che offre in termini di tutela diventa impareggiabile.

Qualsiasi persona che a dicembre fosse stata indecisa tra un ipotetico posto pubblico o privato oggi si fa passare con una bella doccia fredda qualsiasi pensiero strano. Nelle regioni con economie “meno performanti” le conseguenze saranno ancora più marcate perché il posto fisso pubblico diventa una vera terra promessa e un “bunker” che resiste contro qualsiasi crisi e irresponsabilità personale o manageriale. Tra dieci anni assisteremo a dipendenti privati in fila ai concorsi pubblici semplicemente nel tentativo di migliorare la propria posizione lavorativa.

Questo sarebbe il Jobs Act che dovrebbe rilanciare l’economia italiana fatta ormai di imprese private che dopo sette anni di crisi e pressione fiscale record hanno già sviluppato anticorpi contro quasi qualsiasi malattia finanziaria ed economica e un’amministrazione pubblica inefficiente, autoreferenziale e iper-burocratica. In compenso sul mercato del lavoro è calato un gelo che ha bloccato tutto, anche quel poco di mobilità che c’era nei settori industriali migliori. Che tocchi a noi dire tutto questo è la cosa più incredibile.

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COMMENTI
29/08/2015 - JOBS ACT/ Le "fregature" della riforma (alberto servi)

Il gelo cade su chi legge. “Il Jobs Act non si applica al settore pubblico” e a tutti gli altri contratti in essere (>90%) che con l’art 18 “continuano ad essere un bunker contro qualsiasi crisi e irresponsabilità personale". Le tutele crescenti e le altre forme di ausilio al lavoratore di Renzi costano. E siamo ancora lontani dal 10% della forza lavoro. Mancano le risorse per fare di più. Con la legge 300 abbiamo raggiunto le più profonde negatività della rivoluzione culturale che tutto il mondo ha vissuto ma che fuori dall’Italia ha avuto più intelligenti metabolizzazioni. Da noi le convergenze parallele, il 18 politico, l’esame di gruppo, la cancellazione della cultura del merito, la “gavetta” o apprendistato hanno allontanato la figura dell’imprenditore e del capitale da investimento. Gli apostoli di questa filosofia irresponsabile con i cashmire (comprati a via Sannio) e gli stipendi da 300.000 euro l’anno sono ancora sulla scena. La CGIL ha perso 2 milioni di iscritti tra l’adunata al circo Massimo del 2002 a quella del 20014 a S. Giovanni. Questi numeri la dicono lunga sul consenso che questa rappresentanza sindacale riesce a promuovere tra i lavoratori in attività. Della “coalizione sociale” Landini ne parla ma sa che la sua difesa della dignità del lavoratore non è in armonia con le realtà sindacali EU perché commista con le normative, le condizioni e i diritti acquisiti inseriti nei contratti del Bel Paese. Verrebbe accolto con risolini alla Sarkozy.

 
28/08/2015 - Questa è la vera sinistra bellezza! (Carlo Cerofolini)

Perché meravigliarsi, questa è la vera sinistra bellezza che con le sue narrazioni (disinformacjia) – complici anche i mass media e l’intellighentjia ovviamente “progressista” – spaccia per oro quello che è solo vile metallo. Unica soluzione tagliare drasticamente l’oppressione fiscale – fregandosene dell’Ue – per fare ripartire alla grande l’economia, ma questo per le sinistre tassatrici è andare contro natura.