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Lavoro

Riforma pensioni 2015 / I lavoratori precoci vanno in pressing su Cgil, Cisl e Uil

Riforma pensioni 2015, le ultime news riguardo l'ipotesi di introdurre la flessibilità nel sistema previdenziale. Continua a non esserci comunione d'intenti in materia nel Pd

Cesare Damiano (Infophoto)Cesare Damiano (Infophoto)

I lavoratori precoci continuano a sostenere una riforma delle pensioni come disegnata da Cesare Damiano nella sua Proposta di legge 857, che prevede la possibilità di accedere alla pensione, senza penalizzazioni e indipendentemente dall’età anagrafica, con 41 anni di contributi. Ora hanno deciso di fare “pressing” su Cgil, Cisl e Uil, evidenziando come dovrebbero cercare di dare tutto il loro supporto alla Pdl piuttosto che essere impegnati a coprire i propri scandali. Vedremo se questa azione porterà a un qualche tipo di risultato.

Oltre al problema dei dati “sballati” sui contratti attivati, il ministro Poletti in queste ore sta ricevendo diversi messaggi mail e sui social network da parte di chi vorrebbe una riforma delle pensioni che porti a una “parità di trattamento” tra uomini e donne. Appellandosi alla Carta dei diritti europea, infatti, diversi italiani chiedono che anche a loro sia data la possibilità di usufruire di Opzione donna, spiegando anche che si tratterebbe di una soluzione utile per risolvere il problema degli esodati e di chi è rimasto senza lavoro.

Riuscire a capire cos’ha realmente in programma il Governo sulla riforma delle pensioni resta praticamente impossibile. Il problema principale, poi, è che all’interno del partito di maggioranza, ovvero il Pd, non c’è una linea comune sul tema: basti pensare a quel che ha dichiarato recentemente Enrico Morando (flessibilità solo se senza costi per lo Stato) e a quel che ha detto Pier Paolo Baretta (sì alla flessibilità con penalizzazioni contenute). I due, oltretutto, fanno parte della compagine governativa. Forse anche per questa situazione di incertezza e di “confusione”, un altro membro del Partito democratico, Cesare Damiano, torna a insistere sulla necessità di una riforma delle pensioni all’insegna della flessibilità come priorità per il Governo. 

In un’intervista a Il Tempo, il Presidente della commissione Lavoro della Camera spiega che l’introduzione di un criterio di flessibilità nel sistema previdenziale è fondamentale “perché favorisce le assunzioni dei giovani e limita l’aumento dei nuovi poveri, cioè di coloro che avendo perso il lavoro dopo i 60 anni devono aspettare altri 6 anni per avere l’assegno pensionistico”. Damiano ha anche ribadito che la flessibilità a costo zero chiesta dal viceministro Morando, “significa penalizzare l’assegno del 30%”. Parole dai contenuti non nuovi per l’ex ministro, ma che vengono ribadite ancora una volta evidentemente con lo scopo di sollecitare un dibattito interno alla maggioranza.

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