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Lavoro

Riforma pensioni 2015 / Parente (Pd): ecco i “pilastri” che aiutano lavoratori precoci e flessibilità

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È una questione che andrà approfondita nelle prossime settimane. Bisognerà tenere conto di diversi fattori, evitando di pesare sui conti pubblici e nello stesso tempo di colpire i lavoratori.

 

La settima salvaguardia per gli esodati riuscirà a risolvere il problema una volta per tutte?

La commissione Lavoro al Senato ha realizzato un sondaggio da cui risulta che molti di quelli che hanno risposto non sono ascrivibili alla categoria degli esodati. Di questi ultimi ne rimangono ancora pochi, anche se ovviamente vanno salvaguardati i casi individuali. La maggioranza di quanti hanno partecipato al sondaggio sono però persone vicine alla pensione che vogliono uscire dal mercato del lavoro. Proprio per questo la principale politica da attuare è la flessibilità in uscita.

 

A quali categorie appartengono queste persone vicine alla pensione?

Le categorie che al momento dell’approvazione della legge Fornero erano in mobilità o coperte da accordi sindacali sono già state salvaguardate nel corso degli anni. Ora vanno pensate forme di flessibilità in uscita per le persone a cui è stata innalzata l’età pensionabile e resta da lavorare per altri due o tre anni. Avremo quindi persone che con forme di flessibilità possono andare in pensione prima.

 

La strada per favorire l’occupazione dei giovani è mandare in pensione gli anziani?

Ritengo che un anziano che vuole continuare a lavorare debba essere lasciato libero di farlo. Il punto è che l’età media dei lavoratori si è alzata eccessivamente, e questo se da un lato favorisce l’equilibrio dei conti pubblici, dall’altra blocca l’ingresso dei giovani al lavoro. Se parliamo con le aziende ad alta tecnologia, avere lavoratori di 60 anni e non potere assumere dei neolaureati è un problema.

 

(Pietro Vernizzi)

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