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Riforma pensioni 2015 / Parente (Pd): ecco i “pilastri” che aiutano lavoratori precoci e flessibilità

Per ANNAMARIA PARENTE, la flessibilità è la riforma delle pensioni giusta per i lavoratori precoci, gli anziani vicini alla pensione e chi desidera restare al lavoro fino in tarda età

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«La flessibilità è la soluzione migliore per categorie diverse tra loro come i lavoratori precoci, gli anziani vicini alla pensione, i neolaureati e le stesse persone che desiderano restare al lavoro fino in tarda età. I due pilastri devono essere libertà di scelta e rispetto dell’equilibrio dei conti pubblici». Lo sottolinea Annamaria Parente, senatrice del Pd e membro della commissione Lavoro, alla luce del dibattito sulla riforma delle pensioni che nelle scorse settimane ha registrato anche le aperture del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e del ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Tra le proposte anche quella del presidente della commissione Lavoro alla Camera, Cesare Damiano, che ha ideato la cosiddetta “Quota 41” per i lavoratori precoci. In pratica chi ha iniziato a lavorare molto giovane potrà andare in pensione con 41 anni di contributi, a prescindere dall’età anagrafica e senza penalizzazioni.

Quali soluzioni ritiene che vadano trovate per i lavoratori precoci che vogliono andare in pensione? Trattandosi di persone che in alcuni casi lavorano dall’età di 15 anni, bisogna dare loro la possibilità di andare in pensione. Per trovare una soluzione basterebbe già il fatto di prevedere forme di flessibilità in uscita per tutti. In questo modo si eviterebbero forme di sperequazione tra chi è andato al lavoro a 17 anni e chi è andato a 18. Il dibattito che si sta sviluppando nel governo sulla flessibilità in uscita per tutti è la strada principale.

Lei è favorevole a “Quota 41” proposta dall’onorevole Damiano? Ritengo che occorra una certa cautela, anche perché per chi è andato a lavorare a 15 anni, dopo 41 anni di contributi ne ha 56. È un’età abbastanza giovane, e noi dobbiamo anche lasciare la possibilità alle persone di scegliere di non andare in pensione. Un sistema di flessibilità in uscita per tutti dovrebbe lasciare la possibilità di scelta alle persone, inclusa la possibilità di rimanere al lavoro.

A partire da quale soglia ritiene che si debba poter andare in pensione? A partire da almeno 40 anni di contributi e 58 anni di età. Ma soprattutto tengo a precisare che non è un problema di quote, quanto piuttosto di lasciare libertà di scelta. Abbiamo due temi: il primo è la compatibilità dei conti pubblici, il secondo è la necessità di dare lavoro ai giovani. Dobbiamo trovare il sistema di flessibilità in uscita che consenta di poter scegliere liberamente e non creare ulteriori rigidità.

Qual è la percentuale di penalizzazione che ritiene più adeguata?