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Riforma pensioni 2015 / Taglio Imu e Tasi rischiano di bloccare cambiamenti significativi

Riforma pensioni 2015, le news e gli aggiornamenti sull'ipotesi del Governo Renzi di introdurre la flessibilità nel sistema previdenziale grazie alla Legge di stabilità

Matteo Renzi (Infophoto) Matteo Renzi (Infophoto)

Le vacanze estive stanno per arrivare alla loro fine con il Governo Renzi che già sembra essere orientato su quello che è il principale obiettivo dei prossimi mesi: la legge di stabilità. Stando alle indiscrezioni di questi giorni e alle dichiarazioni rese dallo stesso Premier Matteo Renzi, non ci dovrebbero essere significativi cambiamenti in ottica riforma pensioni anche perché buona parte delle risorse dovrebbero essere utilizzate per togliere Imu e Tasi nel 2016 ed inoltre per impedire che possa scattare l’aumento dell’iva. In questi giorni, tuttavia, si sta dibattendo sul tema della flessibilità con alcuni illustri economisti come Tiziano Treu, in passato Ministro del Lavoro, che sottolineano come il Governo debba trovare il giusto punto di equilibrio per fare in modo che la riforma non costi troppo né allo Stato e né ai lavoratori.  

Siamo agli sgoccioli di agosto e tra pochi giorni, con la ripresa dell’attività parlamentare, si entrerà nel vivo di quello che è il “tema principe” di settembre, ovvero la Legge di stabilità. Diversi italiani sperano che possa contenere una riforma delle pensioni all’insegna della flessibilità, ma purtroppo non vi è alcuna certezza in merito. Le ultime dichiarazioni di Enrico Morando, viceministro dell’Economia, fanno capire che la manovra sarà corposa (25-30 miliardi di euro) e che il grosso sarà usato per evitare che scattino le clausole di salvaguardia che comporterebbero un aumento dell’Iva e per cancellare almeno la Tasi sulla prima casa. Posto che la flessibilità immaginata da Cesare Damiano, secondo alcune stime, costi almeno 8 miliardi di euro, è difficile ipotizzare che possa essere approvata così com’è. A questo punto le ipotesi sul campo sono tre, posto che sarebbe molto difficile non approvare alcuna misura sulle pensioni viste anche le “promesse” di Renzi in materia. 

La prima è quella di una flessibilità che consenta di anticipare la pensione a 62 anni (come ipotizzato da Damiano), ma con penalizzazioni piuttosto consistenti sugli assegni (di certo non il 2% per ogni anno di anticipo), fino ad arrivare al ricalcolo contributivo. La seconda è quella di un prestito pensionistico, già immaginato dall’ex ministro Giovannini. La terza è quella di un reddito minimo per le persone sopra i 55 anni che restano senza lavoro in attesa della pensione, come ipotizzato da Boeri. Approvare quest’ultima misura potrebbe essere troppo poco. Vedremo se in questi ultimi giorni d’agosto si capirà qualcosa di più sulle intenzioni del Governo.

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