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Lavoro

Riforma pensioni 2015 / Flessibilità, il prestito per cancellare le penalizzazioni

Sulla riforma delle pensioni all'insegna della flessibilità continua a regnare il caos. MARIO CARDARELLI ci spiega come evitare diatribe sul fronte delle penalizzazioni

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Il tempo porta consiglio…ma sarà vero? Sembra proprio di no. Quando prima dell’estate il suggerimento dell’attesa rispetto alla proliferazione delle posizioni sul tema previdenziale della riforma per l’accesso anticipato alla pensione - presentatesi talvolta contraddittorie, talvolta estreme e talvolta confuse - sembrava permettere uno schiarirsi dell’orizzonte, oggi 31 agosto il risultato appare diverso.

L’ultima a scendere in campo è stata Elsa Fornero con una virata verso la flessibilità accusando falsa quella proposta da Boeri. Tutti contro tutti o viceversa qualcuno contro qualcun’altro: Damiano a tirar di ventaglio come se avesse una Gatling , Camusso e Furlan contro Renzi, Treu a tirar crediti a gogò tranne che a Damiano e Salvini, e Gnecchi in vacanza da stampa e giornalisti. Insomma la previdenza è un moltiplicatore, forse – si può pensare – per l’effetto che genera a favore della visibilità dei proponenti, ma non dei pensionandi. Infatti dalle ultime proposte e riflessioni emerse con l’impatto su sostenibilità per i giovani, cuneo fiscale e collegati non sembra che la chiarezza avanzi.

Di certo quello che avanza è il tempo e tutti guardano al 9 settembre data in cui forse cominceranno le prime verifiche sul lavoro delle commissioni parlamentari. Tralasciando l’apparizione Fornero che tuttavia come principio non si discosta da quello della penalizzazione dell’assegno da attribuire (-2% o -3,5% come effetto cambia poco..) una prima verifica può essere fatta sull’amico Paolo Baretta ex segretario confederale Cisl ed attualmente sottosegretario del Ministro Padoan, proprio per il suo ruolo.

Cito “Visto che chi vuole restare al lavoro fino a 70 anni ha diritto ad una rivalutazione del trattamento, perché non consentire a chi vuole uscire prima, anche per motivi familiari o personali, di poterlo fare, accettando una riduzione dell’assegno” e controbatto “Perché non consentire a chi vuole uscire prima..di poterlo fare accettando di riscattare gli anni che mancano alla pensione di vecchiaia con il versamento volontario dei contributi stabiliti dall’Inps con il ricalcolo contributivo del montante mancante fino alla data fissata dalla Legge Fornero (66/67 anni)? E aggiungo quella che fu la naturale aggiunta di Giovannini per coloro che non riescono a mobilitare risorse finanziarie verso l’AGO: perché non permettere all’Inps di concedere un prestito necessario a….? In fondo sotto la stessa logica di flessibilità e di libertà di scelta si andrebbe a ricomprendere l’attività dei Fondi Esodi e di qualsiaisi altra forma tecnica di solidarietà prevedibile per effettuare lo switch tra risorse prossime alla pensione e giovani disoccupati.

E’ vero che Baretta continua “si tratta di calcolare la penalizzazione in modo equilibrato”. E in quest’ultima affermazione si racchiude Il fine implicito del compromesso tra le esigenze di flessibilità dei lavoratori e quelle di tenuta dei conti e del bilancio pubblico da parte dell’esecutivo, sotto la lente europea con un messaggio: “Di più e di meglio non sappiamo fare se non penalizzare”. E’ questo l’unico veritiero messaggio supportato da dati di proponenti e proposte che si tiranno addosso riduzioni di assegno tra il 2, il 3, l’8 fino al 20 e al 30% di penalizzazione assegni secondo l’angolo di inquadramento del problema.