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Lavoro

RIFORMA PENSIONI 2015/ La staffetta generazionale approvata con la riforma della Pa

Riforma pensioni 2015: il presidente della Commissione Lavoro Cesare Damiano ha chiesto al Governo di confrontarsi con pensionati e sindacati prima di decidere su una materia complicata. 

Cesare DamianoCesare Damiano

La staffetta generazionale è una delle misure approvate ieri con la riforma della Pa. L’articolo 13 del disegno di legge delega prevede, infatti, la facoltà, per le amministrazioni pubbliche, di promuovere il ricambio generazionale mediante la riduzione volontaria, e non revocabile, dell’orario di lavoro e della retribuzione del personale vicino alla pensione e la contemporanea assunzione anticipata di nuovo personale. È però specificato che non ci dovranno essere maggiori oneri a carico degli enti previdenziali e delle amministrazioni pubbliche. Tradotto: il lavoratore che si ridurrà l’orario potrà integrare i contributi per non avere una pensione più bassa. Ma dovrà appunto farlo a sue spese. Una scelta non facile. Vedremo quanto sarà usata questa misura, tenendo anche conto che ancora non è operativa (e non ci sono nemmeno dettagli sui requisiti richiesti ai lavoratori), dato che il Governo deve esercitare la delega di cui al ddl.

Venerdì potrebbe essere un gran giorno per le italiane che si stanno battendo per poter utilizzare l’Opzione Donna. Un nuovo incontro in commissione Lavoro della Camera, con il Presidente dell’Inps Tito Boeri, potrebbe portare allo sblocco della situazione. Boeri stesso ha fatto intendere che si potrebbe rivedere la circolare Inps e consentire a tante cittadine di andare in pensione a 57 anni e 3 mesi con 35 di contributi. Cesare Damiano ha spiegato che le risorse ci sono, dato che degli 1,7 miliardi di euro stanziati a suo tempo per Opzione donna, finora ne sono stati spesi circa 700 milioni.

Susanna Camusso, Segretario generale della Cgil, è stata ospite del forum di Repubblica Tv e tra le altre cose ha affrontato anche il tema della riforma delle pensioni. Su specifica domanda di uno dei lettori, ha spiegato di essere d’accordo con la proposta di Cesare Damiano per consentire di andare in pensione a chi ha 41 anni di contributi, indipendentemente dall’età e senza penalizzazioni. Diversamente, non condivide del ddl Damiano la flessibilità con penalizzazioni (2% per ogni anno di anticipo rispetto ai 66 di età, per un massimo dell’8%).

I lavoratori precoci tornano a far sentire la loro voce attraverso un messaggio mail indirizzato al Premier Matteo Renzi, in cui chiedono una soluzione al loro problema, in particolare segnalando la possibilità di introdurre l’uscita dal mondo del lavoro con 41 anni di contributi indipendentemente dall’età anagrafica e senza penalizzazioni. I lavoratori precoci segnalano come questa soluzione potrebbe anche aiutare le imprese a rinnovare il loro capitale umano e a dare più garanzie ai giovani assunti su posti di lavoro più stabili. Un vantaggio lo avrebbe anche lo Stato, che così potrebbe aumentare il proprio gettito fiscale.

Nei mesi scorsi molti sindacati hanno dichiarato la propria apertura nei confronti della proposta di riforma delle pensioni Damiano-Baretta, concetto ribadito dal segretario generale della Cgil di Bergamo Luigi Bresciani, in un incontro organizzato a Bergamo, a cui ha preso parte anche il presidente della Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati. Bresciani, coerentemente con l'opinione dei principali sindacati, ha espresso la sua contrarietà alla proposta Boeri che "introdurrebbe il calcolo contributivo per consentire a un lavoratore di andare in pensione prima dei 66 anni di età previsti e comporterebbe una riduzione del 30% del valore della pensione". Bresciani preferirebbe la proposta Damiano-Baretta, che a suo parere "andrebbe incontro ai lavoratori precoci", aumentando la flessibilità in uscita rispetto alla rigidità eccessiva della Legge Fornero. 

Il presidente della Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati, Cesare Damiano, è stato indubbiamente uno dei protagonisti del dibattito sulla riforma delle pensioni, con una proposta che ha raccolto il favore dei sindacati ma è stata bocciata dal presidente dell'Inps Tito Boeri, che la reputa eccessivamente costosa per le casse dello stato. Il deputato del Partito Democratico, in un dibattito sul tema della riforma delle pensioni tenutosi a Bergamo e organizzato da Cgil e Spi-Cgil, non ha risparmiato critiche al premier Renzi e a Boeri. “Sono un uomo del dialogo, ma sono in dissenso con Renzi quando attacca il sindacato: se vuoi trovare una soluzione sulla questione delle pensioni occorre parlare coi pensionati, con chi ne sa, con i sindacati dei pensionati”, ha detto Damiano, che ha ribadito la sua contrarietà alla pensione anticipata con penalizzazione al 30%, definendo la proposta "ingusta e irragionevole". Damiano ha sottolineato la complessità della materia, soprattutto per le implicazioni sociali, e ha condannato i tentativi di spiegare in due parole i contenuti di una riforma, con un tweet. 

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