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Riforma pensioni 2015: la promessa di Renzi che vale più di un "bonus"

In attesa di una riforma delle pensioni è arrivato il bonus Poletti, ma non per tutti i pensionati. Che ora aspettano il taglio delle tasse promesso da Renzi. Il punto di WALTER ANEDDA

Renzi e Poletti (Infophoto) Renzi e Poletti (Infophoto)

Ingrato compito quello di provare a spiegare a mia suocera che non riceverà il rimborso sulla pensione, nonostante una sentenza della Corte Costituzionale abbia dichiarato illegittimo il mancato adeguamento Istat per gli anni 2012 e 2013. In realtà avevo già provato a dirle che lei, godendo della propria pensione di insegnante e di quella di reversibilità del marito, superava il limite stabilito dal Governo oltre il quale non sarebbe stato riconosciuta alcuna somma in restituzione. Ma lei - un po' debilitata dal fisico ottuagenario, ma ancora pienamente in possesso delle proprie capacità mentali - ribatteva che non potevo avere ragione; d'altronde come sarebbe stato possibile non adempiere alla decisione del Giudice delle Leggi? Anzi, la sua certezza era stata corroborata dalla notizia sentita al telegiornale in cui si dava menzione del Decreto legge adottato dal Consiglio dei ministri per adempiere ai dettami dei Giudici; un Decreto legge con il quale si fissava il cosiddetto "Bonus Poletti" sulle pensioni; e lei, insegnante di lettere in pensione, conosceva bene il significato etimologico del termine "bonus".

Devo dire che anch'io, dinnanzi alla fantasia mediatica di definire "bonus" ciò che ti viene concesso in misura inferiore rispetto a quanto ti spetterebbe, ho iniziato a dubitare delle mie certezze, perciò ho preferito desistere da ulteriori spiegazioni, pur sapendo che il 3 agosto sarei stato chiamato a verificare se nel conto corrente fosse stato finalmente accreditato l'agognato rimborso. Ed eccomi qui, a scadenza trascorsa, a dover far constatare alla suocera - non senza un minimo di godimento - che, ogni tanto, anche il genero ha ragione.

Come ormai noto, infatti, a seguito del Decreto legge 21 maggio 2015, n. 65 il Governo ha ritenuto dare corso alla sentenza della Corte Costituzionale n. 70 del 10 marzo (che ho avuto già modo di commentare su queste pagine), contemperando i rilievi esposti dai Giudici con gli equilibri del bilancio statale, fortemente esposto agli effetti finanziari di una pedissequa applicazione della sentenza stessa,.

In particolare, nonostante sia stata ritenuta illegittima la norma che, per gli anni 2012 e 2013, ha escluso la rivalutazione delle pensioni di importo complessivo superiore a tre volte il trattamento minimo Inps, il Decreto ha limitato i beneficiari dei rimborsi, riconoscendoli, in percentuali differenziate, a coloro che non superino, cumulando tutti i trattamenti pensionistici facenti capo allo stesso soggetto, l'importo di 6 volte il trattamento minimo Inps fissato per il 2012 (6x€ 481,00 = € 2.886,00).

In particolare, per gli anni 2012 e 2013: per i trattamenti fino a 3 volte il Trattamento minimo Inps, la rivalutazione è riconosciuta nella misura del 100%; per i trattamenti oltre 3 volte e fino a 4 volte il Trattamento minimo Inps, la rivalutazione è riconosciuta nella misura del 40%; per i trattamenti oltre 4 volte e fino a 5 volte il Trattamento minimo Inps, la rivalutazione è riconosciuta nella misura del 20%; per i trattamenti oltre 5 volte e fino a 6 volte il Trattamento minimo Inps, la rivalutazione è riconosciuta nella misura del 10%; oltre tali importi non è riconosciuta alcuna rivalutazione.