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JOBS ACT/ Cosa serve alla flex-security per funzionare davvero?

Giuliano Poletti, ministro del Lavoro (Infophoto) Giuliano Poletti, ministro del Lavoro (Infophoto)

Concentrarsi sugli aspetti della sorveglianza ha messo quasi in un cono d'ombra i provvedimenti più significativi. Ammortizzatori sociali estesi a tutti i lavoratori e un sistema di servizi al lavoro che supportino la ricollocazione sono la parte necessaria ed indispensabile al fine di valutare se il Jobs Act sarà  in grado di cambiare realmente il mercato del lavoro italiano introducendo i principi della flex-security. Per assicurare questo passaggio anche nel nostro paese uniformandoci ai sistemi europei mancavano sia un sistema di sostegno al reddito esteso a tutti i disoccupati, sia un sistema di servizi al lavoro che si prendessero in  carico chi è in cerca di nuova occupazione.

Gli ultimi decreti approvati estendono a tutti i lavoratori il sostegno al reddito in caso di disoccupazione. Rendere universale il sistema di tutela economica era indispensabile per poter sostenere che a fronte di un sistema contrattuale più flessibile vi era però l'estensione delle tutele per i redditi. A ciò deve seguire però una presa in carico finalizzata a realizzare realmente la condizionalità del rapporto. A fronte di una tutela del reddito devi cercare di ricollocarti nel più breve tempo possibile. A sostenerti in questo percorso i servizi al lavoro dovranno proporti percorsi di formazione e servizi di profilazione che aiutino tutti a ridefinire la propria occupabilità.

Il contratto di ricollocazione, che sta alla base di questo processo, è già stato ampiamente sperimentato in Lombardia ed è stato avviato da Veneto, Lazio e poche altre regioni.

Fare decollare il sistema dei servizi per la ricollocazione in tempi rapidi è indispensabile perché la flexi-security introdotta dal Jobs Act non rimanga un sistema zoppo. Vi è già un ritardo notevole rispetto all'introduzione dei nuovi contratti auguriamoci che con l'approvazione del decreto vi sia il coraggio politico di avviare da subito il sistema di servizi nazionale prendendo spunto dalle realtà che l'hanno già sperimentato.

Ritardare l'avvio dei servizi sarebbe un boomerang per chi ha portato avanti con decisone la riforma del mercato del lavoro e oggi deve dimostrare la stessa decisione nel superare i blocchi corporativi delle burocrazie ministeriali.

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